Erano arrivati da tutta Italia, delegazioni dell'Associazione familiari e vittime dell'amianto, ma anche dall'estero, Francia, Svizzera, Brasile, Argentina e altri paesi, a presidiare il palazzo della Corte di Cassazione di Roma, fiduciosi di assistere ad una sentenza storica, quella per le morti di amianto della Eternit di Casale Monferrato. La lunga requisitoria del Procuratore Generale, Francesco Mauro Iacoviello, ai giudici della prima sezione penale della Suprema Corte, si è conclusa con una vera e propria doccia gelata: "Annullamento senza rinvio per intervenuta prescrizione" per l'unico imputato, l'industriale svizzero Stephan Schmidheiny, proprietario dell'Eternit, già condannato nel processo d'Appello di Torino del 3 giugno 2013 a 18 anni di reclusione.

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LE TREMILA VITTIME DI UNA STRAGE LUNGA QUARANT'ANNI

La storia per la quale si attende giustizia è cominciata nel 1966 a Casale Monferrato, nei pressi di Torino, dove dal 1907 ha sede uno stabilimento della Eternit che lavora l'amianto.

E' in quell'anno che vengono accertati i primi decessi per mesotelioma pleurico, una forma di tumore verso il quale non ci sono rimedi, la cui causa viene individuata proprio nelle polveri di amianto. Fino al 1986, anno della chiusura della Eternit a Casale, si calcola che siano state quasi 3 mila le vittime dell'amianto, ma si è dovuto attendere il 2004 perché la Procura di Torino aprisse un'inchiesta, affidata al pm Raffaele GuarinielloIl 9 dicembre 2009 inizia a Torino il processo Eternit, il più imponente processo che si sia mai celebrato per reati ambientali connessi ad una lavorazione industriale, con oltre seimila parti civili.

Per la prima volta, viene riconosciuta la responsabilità diretta della proprietà, e non solo della dirigenza come avvenuto in precedenti processi, con la condanna a 16 anni di reclusione di Louis de Cartier e Stephan Schmidheiny per disastro doloso ambientale permanente. Nel 2013, la Corte d'Appello di Torino inasprisce ulteriormente, portandola a 18 anni, la pena per Schmidheiny, rimasto nel frattempo unico imputato dopo la morte di de Cartier.

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LA RICHIESTA DI ANNULLAMENTO E LA REPLICA DELL'ACCUSA

La richiesta del pg Iacoviello, di annullare la sentenza d'appello per avvenuta prescrizione, rischia di vanificare dieci anni d'inchieste e processi cui le 2 mila parti civili, ancora presenti al processo di terzo grado, avevano affidato le loro speranze di ottenere giustizia. Ma è proprio al sentimento di giustizia che ha fatto riferimento Iacoviello per argomentare la sua richiesta. "Tra giustizia e diritto, il giudice deve sempre scegliere il diritto", ha sostenuto il procuratore, pur riconoscendo le responsabilità dell'imputato.

"L'amianto continua ad uccidere", ha ribattuto nella sua arringa l'avvocato Sergio Bonetto, difensore dei familiari di oltre 400 vittime dell'amianto. Secondo dati confermati dall'Istituto Superiore della Sanità e da Legambiente, infatti, il mesotelioma maligno pleurico è una malattia silenziosa e a lungo decorso, il cui picco massimo è atteso per il 2025. Ragione per cui, ha sostenuto Bonetto, il reato di disastro ambientale doloso non si è affatto prescritto, essendo ancora pienamente in corso.

Una tesi cui si aggrappano i familiari delle vittime, passate, presenti e future, per alimentare le residue speranze di giustizia.

La sentenza della Cassazione è attesa per il 27 novembre, un numero sul calendario che potrà segnare la data di una sentenza storica o la data di un'ennesima sentenza scandalosa.