Quello che una madre può fare pur di salvare il proprio figlio malato di leucemia è inimmaginabile, ma ciò di cui si è resa protagonista una donna dello stato dell’Indiana rasenta la follia.

Tiffany Alberts, una donna di 41 anni di Wolcott, è stata accusata dalla Corte Suprema di Marion di aver messo consapevolmente in pericolo di vita il proprio figlio malato e ricoverato presso il Raily Hospital for Children di Indianapolis, dove si trovava dopo la drammatica diagnosi per ricevere i dovuti trattamenti.

Le analisi rivelarono materiale fecale nel sangue

Il figlio malato di Tiffany Alberts cominciò una serie di trattamenti per via endovenosa nell’agosto del 2016 presso l’ospedale di Indianapolis, ma una volta a casa i forti episodi di diarrea, vomito e febbre di cui fu vittima, ne decretarono l’immediato ricovero.

I medici che effettuarono gli esami del sangue notarono fin da subito la presenza di organismi generalmente osservati nelle feci, che avevano generato una grave infezione nell’organismo già debilitato del bambino.

Non potendo capacitarsi di un simile fenomeno e sospettando di una possibile contaminazione nel sistema della terapia endovenosa cui era sottoposto il giovane paziente, il personale ospedaliero decise di monitorare la stanza in cui era ricoverato con un circuito di video sorveglianza.

Quello cui assistettero fu sufficiente a far scattare l’allarme: Tiffany Alberts venne sorpresa mentre iniettava le feci del figlio malato nel sistema endovenoso utilizzato per la terapia contro la leucemia.

La donna teneva le feci del figlio in un sacchetto nascosto in bagno

Interrogata immediatamente dalle forze dell’ordine, la donna ha dichiarato in un primo momento che aveva iniettato solo acqua per diluire la sostanza della terapia che, a suo dire, provocava forti bruciori al figlio.

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Solo in seguito ha ammesso che quanto aveva iniettato di nascosto erano le stesse feci del figlio malato, conservate in un sacchetto lasciato sul lavandino del bagno dell’ospedale.

Sui motivi del gesto non vi sono ancora spiegazioni, ma il Dottor Veda Ackerman, professore di pediatria che ha in cura il giovane, ha affermato che il figlio della donna sarebbe potuto morire in seguito a shock settico e che i rischi della folle terapia della madre superavano di gran lunga quelli della patologia per la quale egli era in cura, la leucemia.