Lievi scosse di Terremoto a Sud di Roma tra la notte e la mattina di sabato 14 gennaio sono state registrate dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia; localizzate precisamente ai Colli Albani con epicentro nella zona del lago di Castel Gandolfo e ipocentro calcolato a circa 10km di profondità. Tutte comprese tra magnitudo 2.0 e 2.5, le scosse sono state diverse ma data la minima intensità, oltre a non provocare danni di alcun tipo, non sono state nemmeno avvertite dalla popolazione se non da qualche isolata persona più sensibile. Ma ciò che per ora incuriosisce, ma in prospettiva futura un tanto inquieta, è il possibile legame delle scosse con i segni di risveglio che inizia a dare il cosiddetto Vulcano Laziale, attorno al quale si sviluppa la zona dei Castelli Romani.

Il super vulcano dei Colli Albani è attivo

Quella dei Colli Albani è l'area vulcanica alle porte di Roma costituita dalla caldera e dai coni interni di un vulcano in assoluto stato di quiete da 36.000 anni. Si tratta appunto del Vulcano Laziale, che ora inizia a dare segni di nuova attività, come rilevato da uno studio scientifico interdisciplinare condotto da Fabrizio Marra dell’INGV e pubblicato nel luglio 2016 su Geophysical Research Letters. L’input ad indagare più a fondo era scattato nella prima metà degli anni ’90 a seguito dello sciame sismico che interessò Roma, e più recentemente dall’apparizione di una bocca che emette vapore in prossimità dell’aeroporto della Capitale. I Colli Albani sono monitorati da tempo e gli elementi emersi dalle ricerche sembrano tutti convergere nell'indicazione che l'area vulcanica è attiva e che a diversi chilometri di profondità si sta accumulando nuovo magma che rappresenta l'inizio di un nuovo ciclo eruttivo.

Il potentissimo vulcano laziale, che potrebbe causare una catastrofe simile a Pompei

Al contempo, dalle osservazioni geofisiche e geochimiche effettuate sempre degli stessi esperti, che hanno anche ricostruito la storia delle eruzioni avvenute nel distretto vulcanico dei Colli Albani da 600.000 anni fa a oggi, in base agli elementi acquisiti nessun dato scientifico lascia ipotizzare un’eruzione in tempi brevi e nemmeno in tempi medi.

Ma l’evento, sottolineano i ricercatori, potrebbe essere simile a quello della più nota eruzione pliniana di tutta la storia della vulcanologia del Vesuvio nel 79 d.C che rase al suolo Pompei.

Intorno a 36.000 anni fa l’ultima eruzione

Comunque, se un processo di ricarica della camera magmatica è in atto, rassicurano i vulcanologi, questo durerà sicuramente migliaia di anni prima che possa fisicamente risalire in superfice e dare luogo a un'eruzione.

Dai dati ancora forniti dalla ricerca, il ciclo dell’ultima eruzione, avvenuto al Cratere di Albano 36.000 anni fa, era iniziato intorno a 41.000 anni fa. Insomma, il super vulcano dei Colli Albani sarà quiescente ancora per millenni e i cittadini della zona possono dormire sonni tranquilli.