Negli ultimi giorni di gennaio 2017 la Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, presieduta dall'Onorevole Rosy Bindi, ha ascoltato le testimonianze di personaggi illustri della massoneria italiana allo scopo di accertare eventuali infilrtrazioni mafiose all'interno delle Obbedienze (così vengono indicate le varie Massonerie che insistono su territorio nazionale) e comunque per capire quali siano (se esistenti) i rapporti tra mafia ('ndrangheta nello specifico) e massoneria e se le associazioni massoniche avessero in qualche modo facilitato le infiltrazione della Mafia nel nord Italia.

A questo scopo, sono stati convocati Fabio Venzi, Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d'Italia, Stefano Bisi, Gran Maestro del Grand Oriente d'Italia (GOI), oltre a Massimo Criscuoli Tortora Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia d’Italia e il Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia, Antonio Binni, per finire con Guliano Di Bernardo, titano della Massoneria non solo italiana ma Internazionale, già Gran Maestro del GOI e fondatore della Gran Loggia Regolare d'Italia. Di Bernardo, però, a differenza degli altri ha una particolarità. Lascia la Massoneria nel 2002.

Interessanti le dichiarazioni fatte dai vari Gran Maestri che vanno dalle affermazioni di Venzi, che si rende da subito disponibile alla consegna delle liste degli iscritti alla sua Obbedienza e che afferma che la Gran Loggia Regolare d'Italia (composta da soli 2400 iscritti) è una associazione che si occupa di storia sulla Libera Muratoria.

Continua Venzi dichiarando che volendo arginare la possibile creazione di legami tra Mafia e Massoneria, ha da sempre "disincentivato la creazione di Logge nella dorsale ionica della Calabria". Atteggiamento diametralmente opposto quello del Gran Maestro del GOI, Stefano Bisi, che appare nell'esposizione delle risposte ai quesiti della Presidente Bindi, a volte quasi elusivo e sicuramente meno collaborativo dei suoi colleghi.

Tanto che dichiara la volontà da parte del GOI di non conferire la lista degli iscritti alla richiesta della Commissione, ancorchè in regime di segretezza come specifica più volte la Presidente Bindi. Ricordiamo che Bisi rappresenta il GOI la più grande Obbedienza massonica italiana che conta circa 22.000 iscritti e che recentemente è stata investita dal caso Occhionero.

Le dichiarazioni di Giuliano Di Bernardo

Si susseguono, nei giorni, le audizioni fino a quella del Prof. Giuliano Di Bernardo che fornisce un chiaro spaccato della storia della Massoneria italiana degli ultimi anni e racconta con precisione quello che accadde nel 1993, anno in cui decise di lasciare la Gran Maestranza del GOI per poi fondare la Gran Loggia Regolare d'Italia. Le dichiarazioni del Professore sono molto interessanti e fanno luce su alcuni aspetti salienti. In primo luogo chiariscono che la sua fuoriuscita dal GOI ha origini proprio dalla ipotesi che potessero esserci collusioni tra Massoneria e Mafia. All'epoca ben 28 di 32 Logge Calabresi erano controllate dalla 'Ndrangheta. Questa la relazione che fece l'allora Gran Maestro Aggiunto del GOI, Ettore Loizzo (morto da alcuni anni) e che convinse Di Bernardo ad abbandonare il GOI.

Inoltre, dichiarazione che lascia oltremodo perplessi è quella circa la lista degli appartenenti alla P2 consegnata alle autorità dell'epoca. Di Bernardo sostiene di aver saputo che la lista non era di 800 nomi come si è sempre saputo, bensì arrivava a ben 3000 iscritti. Oltremodo interessante è la sua dichiarazione in merito ai primi colloqui che ebbe col Procuratore Cordova in cui gli chiese "ma perché vuole le liste di tutti i Massoni Italiani?". Domanda alla quale il Procuratore rispose che: "Abbiamo il forte sospetto che la 'Ndrangheta stia utilizzando la Massoneria per conquistare il Nord Italia." Una intuizione, quella di Cordova, che a distanza di 20 anni, risuona come una profezia.

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