Quando rilascia un'intervista, Flavio Briatore riesce sempre a far parlare di sé, e spesso le sue dichiarazioni superano anche i confini nazionali. Dopo l'uscita del suo libro dal titolo "Sulla ricchezza", l'imprenditore, ospite ieri 17 maggio del salotto di Bruno Vespa alla trasmissione "Porta a Porta", ha criticato apertamente la mentalità italiana in tema di ricchi e di Turismo di élite.

Successivamente Briatore è intervenuto sullo stesso tema anche alla trasmissione radiofonica di Radio24, "La Zanzara". Ricordiamo che di recente è stato disposto il sequestro di uno stabilimento balneare in via di costruzione ad Otranto, in Puglia, sul quale aveva investito proprio il manager italiano.

Gli italiani odiano i ricchi

Per dovere di cronaca, è bene ricordare che la puntata di "Porta a Porta" andata in onda ieri sera, era stata registrata prima del sequestro dello stabilimento balneare "Twiga", in quel di Otranto. La decisione degli inquirenti sarebbe legata all'abusivismo edilizio. Insieme a Briatore, nel talk-show di Raiuno era presente anche un’altra imprenditrice per turismo di élite, Marisa Lisi Melpignano, titolare di un resort a 5 stelle a Fasano, sempre in Puglia, il Borgo Egnazia.

Il tema della puntata era "gli italiani odiano i ricchi". Riprendendo una battuta di Indro Montanelli, Briatore ha dichiarato che "gli italiani, se vedono una macchina di lusso non la guardano, ma le tagliano le gomme".

Partendo da questo assunto, l'imprenditore ha voluto sottolineare come l'invidia sociale rappresenti un limite tutto nostrano, che allontana investitori e turismo per ricchi da gran parte dello stivale.

Il manager piemontese aveva deciso di investire ad Otranto, per aprire uno stabilimento balneare per turismo di nicchia, il "Twiga".

Secondo Briatore, ma anche secondo la titolare del Borgo Egnazia, il turismo per ricchi è trainante. Formentera, in Spagna, era un autentico deserto, fino a quando non iniziò ad essere la meta di Agnelli che amava giocare sull'isola a tamburello. Se il numero uno della Fiat non fosse mai sbarcato in quei luoghi, l'isola delle Baleari non sarebbe mai diventata la meta dei sogni che è oggi.

Stesso discorso anche per la Sardegna: in passato, infatti, la Costa Smeralda era considerata la parte povera dell’isola rispetto al centro ed ai terreni agricoli, ritenuti vera fonte di ricchezza. Tutto ciò fino all'approdo dell'Aga Khan, che nel 1962 costituì un consorzio che lanciò la Costa Smeralda nel mondo del turismo per il jet-set mondiale.

Briatore ha contestato l'eccessiva presenza della burocrazia in Puglia che, di fatto, ostacola l'imprenditoria. Secondo lui non è vero che aprire resort di lusso e richiamare brand di alto profilo nel settore turistico rischi di danneggiare il turismo pugliese, e nemmeno gli equilibri del territorio circostante.

In Puglia non vogliono il turismo per ricchi

La trasmissione è proseguita con servizi di approfondimento e dibattiti in studio che, però, non hanno affatto cambiato la posizione del manager. In un secondo momento, in diretta radiofonica, Briatore ha commentato anche il sequestro del suo stabilimento, vicenda nella quale non risulta tra gli indagati, perché aveva concesso solo la licenza per utilizzare il marchio "Twiga". L'imprenditore piemontese ha ricordato che in un mese e mezzo dall'inizio dei lavori, ci sarebbe stato almeno un controllo al giorno. Evidentemente l'iniziativa non piaceva a qualcuno, nonostante lui fosse convinto che stesse facendo qualcosa di buono per il territorio.

Secondo Briatore, non è vero che aprire resort e strutture per ricchi allontani il turismo per gente comune, anzi.

Le pensioni, gli ostelli, i campeggi statisticamente aumentano - come dimostra la Sardegna - poiché le persone non ricche sarebbero comunque attratte dalla possibilità di soggiornare in un posto meraviglioso che, sulla carta sembrerebbe appannaggio di pochi eletti. In Italia però funziona così, la burocrazia regna sovrana e non ha rispetto per chi investe. Il manager sostiene che nel nostro Paese c'è troppa invidia sociale verso chi è ricco e famoso e, pertanto, sta seriamente pensando di cedere tutti gli investimenti effettuati nel nostro paese.

Sull'argomento è intervenuto anche il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, che ha contestato il sequestro sul quale indagherà la magistratura. Secondo il primo cittadino, qualcuno in terra pugliese odia Briatore per via del suo essere personaggio pubblico e imprenditore di successo, un odio che evidentemente è giunto fino ai palazzi della politica, facendo partire una serie di denunce alla Procura sui lavori nello stabilimento balneare. Per il sindaco, i problemi edilizi contestati al "Twiga" sono in difetto dall'origine, legati ad un piano regolatore un po' superato, che va avanti ormai da 30 anni.