Sarebbe tornata ad uccidere molto presto. Probabilmente questione di giorni o persino di ore. La vittima designata, il trentenne Ivan Caraccio considerato “inaffidabile” dal boss mafioso perché ritenuto incapace di tenere la bocca chiusa, è stato salvato dal tempestivo arresto dei carabinieri il 17 maggio scorso. A finire in manette, nell’operazione delle forze dell’ordine di ieri, 14 persone appartenenti al clan mafioso Montedoro dedito al traffico e allo spaccio di droga e specializzato negli assalti ai bancomat.
Escalation di violenze dopo l’esecuzione del boss
La lotta intestina all’interno del clan Montedoro-Potenza era partita con la feroce esecuzione del boss Agostino Potenza, a cui era seguito il tentato omicidio del suo fedelissimo Luigi Spennato. Quest’ultimo era stato condannato a morte perché si era rifiutato di entrare a far parte del nuovo organigramma del clan voluto da Tommaso Montedoro - il nuovo boss assoluto che impartiva i suoi ordini da Vezzano Ligure, in provincia della Spezia, dove stava scontando i domiciliari. I carabinieri, nell’operazione denominata “Diarchia”, hanno arrestato ieri all’alba 14 persone con l’accusa di associazione mafiosa e a delinquere, tentato omicidio aggravato, spaccio di droga e detenzione di armi.
Le manette sono scattate ai polsi del boss 41enne Tommaso Montedoro, dei suoi fedeli Damiano Cosimo Autunno, 52enne di Parabita, e il 45enne di Ruffano Giuseppe Corrado; tra gli arrestati anche la nuova figura emergente del giovane di 26 anni di Casarano, Luca Del Genio, che insieme ad Autunno e Corrado avrebbe fatto parte del direttivo nel nuovo consiglio di amministrazione della cosca mafiosa. A seguirli in carcere l’albanese brindisino di 34 anni Sabin Braho, Andrea Cecere, 37 anni di Nardò, Salvatore Carmelo Crusafio, 42enne di Matino, il 31enne di Casarano Antonio Andre Del Genio, il 53enne Eros Fasano di Alliste e Domiria Lucia Marsano, 40enne di Lecce, unica donna della banda criminale è stata sottoposta alla figura alternativa dell’affidamento in prova.
Tra gli arrestati anche un incesurato, il 41enne di Marco Petracca di Casarano, il piccolo del clan il 21enne Lucio Sarcinella di Casarano e la vittima designata Ivan Caraccio. Sono indagate in tutto 17 persone.
Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno permesso gli arresti
Il tenente colonello Saverio Lombardi, a capo del Reparto operativo dei carabinieri, e il maggiore Paolo Nichilo, che dirige il Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Lecce, sono riusciti a portare a termine la complessa indagine sulle attività del clan mafioso, anche attraverso le intercettazioni telefoniche ed ambientali. I militari hanno in questo modo scoperto che all’interno del clan Montedoro era in corso un processo di riorganizzazione della società criminale che si stava preparando a svaligiare un caveau.
Il boss aveva infatti bisogno di liquidi e il traffico di droga e il ricavato dagli assalti agli sportelli automatici, anche se arrivavano a fruttare oltre mezzo milione di euro a settimana, non bastavano a soddisfare le esigenze economiche del Montedoro.