Nessuna esplosione, nessun urlo circa la presenza di bombe: “La prima ondata è stata preceduta da un fruscio molto strano” sono le parole di Valerio, arrivato a torino nella mattinata di sabato.

"Dopo il terzo gol è scoppiato il caos"

“In questi giorni devo camminare con le stampelle: sono rimasto sotto la calca e la lastra ha riscontrato un trauma distorsivo da compressione molto importante alla caviglia”, dichiara il tifoso bianconero che aveva deciso di assistere alla finale di Cardiff a Torino.

“Ero arrivato nella città in mattinata – racconta Valerio – Dopo essermi sistemato in albergo, ho raggiunto il centro di Torino dove ho pranzato nei pressi di piazza San Carlo. Poi, verso le 15 ho cominciato ad avvicinarmi per salutare gli amici”. Per tutto il pomeriggio, secondo le parole del tifoso juventino, si è respirato un clima di festa: “Si stava vivendo una giornata tranquilla, nella speranza di festeggiare tutti insieme a fine serata.

L’atmosfera è molto diversa in altre città come Roma, a Torino c’è meno frenesia”. Poi, però, è scoppiato il caos che ha portato ad accusare invano il ragazzo a petto nudo ritenuto inizialmente autore di una bravata: “È successo tutto dopo il terzo gol: il risultato aveva generato uno scoraggiamento generale che aveva dato vita a un silenzio irreale. La prima ondata è stata preceduta da un fruscio molto strano”.

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"Il crollo della balaustra, il tentativo di mettermi al riparo"

“Io mi ero posizionato sotto il monumento centrale: il maxischermo si trovava alle spalle della statua del Cavaliere, sulla sinistra, verso la stazione di Porta Nuova”. Chi aveva assistito alla prima ondata, inizialmente aveva pensato si trattasse di una rissa: “Non ho sentito nessuno gridare a una bomba; in pochi attimi il panico si è diffuso fino a sfiorare la tragedia.

La prima ondata si è verificata sotto la postazione dei giornalisti Mediaset. Ricordo la balaustra che è crollata per il peso delle persone”. Lo stesso tifoso bianconero è rimasto bloccato tra la transenna e un basamento di cemento: “Saranno stati pochi secondi in tutto – secondo Valerio – ma sono sembrati un’eternità. Volevo raggiungere la scalinata della statua del Cavaliere per ripararmi: avevo scavalcato, ma poi ho visto un centinaio di persone venire nella mia stessa direzione”.

Una piazza troppo piccola per una folla così grande

I momenti successivi, testimoniano come la situazione sia andata totalmente fuori controllo: “Dopo il primo fuggi fuggi, ce ne sono stati altri due, ma in zone differenti della piazza”. Alcuni fattori raccontati da Valerio potrebbero essere all’origine di una serata che ha rischiato di finire in tragedia: “Nella piazza è stato allestito uno schermo troppo piccolo per 40mila persone”.

Nella piazza, inoltre, non erano state previste zone cuscinetto, ovvero spazi vuoti transennati, pensati proprio per accogliere eventuali persone colte da malore o per far defluire spinte incontrollate della folla: “Eravamo tutti ammassati in maniera inverosimile. Situazione molto diversa, invece, a Parco Dora dove la serata è trascorsa molto tranquillamente: mi è stato raccontato che erano stati allestiti dei metal detector e dei punti di filtraggio alle entrate”. Un altro punto riguarda i venditori ambulanti: “Sono stati sostanzialmente autorizzati a proseguire la loro vendita di bottiglie, anche di vetro. Le forze dell’ordine hanno provato ad allontanarli, ma si spostavano semplicemente da un punto all’altro della piazza”. Secondo il sindaco di Torino, Chiara Appendino “la ragione dei fatti di piazza San Carlo, che in un primo momento era stata ricondotta a degli atti scellerati di pochi incoscienti perpetrati in un clima di incertezza globale, ora resta ancora ignota”.

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