È stato scagionato il ragazzo ripreso nelle immagini a petto nudo, braccia aperte e con lo zaino sulle spalle: non è stato lui a lanciare il falso allarme bomba che ha portato al panico in piazza San Carlo a torino. Inizialmente era stato indicato come l'autore di una bravata assieme all'amico con cui si abbraccia nel video. Qualcuno, poi, ha puntato il dito contro presunti “ultras” della Juventus presenti in piazza San Carlo.

Scagionato il ragazzo con lo zainetto

È caduta ogni accusa verso il tifoso che nel video apparso in questi giorni era a braccia aperte. A petto nudo, con lo zaino sulle spalle, il ragazzo si trovava in mezzo alla folla che si è allargata improvvisamente nel timore che ci fosse bomba. Inizialmente, il ragazzo in questione è stato indicato come il responsabile della bravata che ha scatenato il panico in Piazza San Carlo, che ha portato al ferimento di 1527 persone, tra cui un bambino di sette anni ricoverato in rianimazione.

Oltre al tifoso con lo zainetto, è stato ascoltato anche un altro ragazzo: i due, entrambi milanesi, sempre nelle immagini che hanno fatto rapidamente il giro della rete, si sono abbracciati durante gli attimi di terrore. Agli inquirenti, hanno spiegato di aver voluto provare a tranquillizzare la folla in preda al terrore e di aver cercato di invitare tutti alla calma stringendosi in maniera amichevole.

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Dito puntato anche sugli ultrà in piazza

C’è poi chi non ha perso tempo a puntare il dito verso i tifosi bianconeri che non hanno potuto assistere alla partita di Cardiff a causa della diffida nei loro confronti, il provvedimento che costringe gli ultras più accesi all’obbligo di firma presso gli uffici preposti. Proprio per questo motivo, un centinaio di sostenitori bianconeri - secondo alcuni quotidiani nazionali - ha deciso di assistere all’incontro proprio in Piazza San Carlo.

Da qui a indicarli come i responsabili dell’allarme bomba, il passaggio è stato quasi automatico. Le accuse hanno parlato di un gruppo di tifosi che ha monopolizzato la parte a ridosso dei maxi-schermi. L’impressione, però, è che - come nel caso dei due ragazzi inquadrati nelle immagini - ci sia il tentativo disperato di trovare qualche colpevole che giustifichi l’insufficiente gestione dell’ordine pubblico. Secondo alcuni presenti intervistati, infatti, il panico sarebbe scoppiato con l’esplosione di un petardo nei pressi della piazza.

La gestione dell’ordine pubblico in Piazza San Carlo

Tra le varie testimonianze, inoltre, ce ne sono molte che parlano di vendita senza criterio di bevande durante la partita. Molte di queste bevande erano in bottiglie di vetro: proprio i frammenti e le schegge hanno causato le ferite nelle oltre 1.500 persone rimaste coinvolte nella ressa. Chi doveva vigilare sulla vendita incontrollata degli alcolici in Piazza San Carlo? Anche oggi sono stati ascoltati numerosi testimoni in questura.

Le dinamiche all’origine delle scene drammatiche che hanno richiamato la tragedia dell’Heysel, vengono continuamente ricostruite in base ai racconti. Inevitabilmente, le polemiche hanno raggiunto l’amministrazione comunale. Il sindaco di Torino, Chiara Appendino, è stata chiamata dalle forze politiche dell’opposizione comunale a riferire in Sala Rossa. Finora, l’unica cosa certa, è che quelli che sono stati indicati come i responsabili di una “drammatica bravata” sembra non c’entrino nulla. Il timore, dunque, è che il terrorismo sia riuscito a infiltrare la sensazione di panico ormai presente nella nostra vita quotidiana, portando a episodi di psicosi collettiva come a Torino.

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