Proprio a Londra - città che vanta il primo sindaco musulmano d'Europa, Sadiq Khan - è andato in scena un attacco terroristico su due fronti che ha provocato 6 vittime e 48 feriti: verso le 23:30 (ora italiana), un furgone che attraversava London Bridge si è lanciato sui passanti; poi ha investito altri pedoni a Borough Market. A Cardiff il Real Madrid si impone sulla Juventus per la gioia degli sponsor arabi, mentre a Torino la folla impazzita provoca oltre mille feriti per un allarme bomba.

Londra, ancora vittima di terrorismo

Scene di terrore nella capitale inglese dove all'altezza di London Bridge un furgone ha investito una ventina di passanti: dal mezzo sono poi scese tre persone che armate di coltello hanno aggredito le persone gridando "Questo è per Allah". Secondo Scotland Yard si è trattato di un attacco prolungato, iniziato a London Bridge che ha portato all'uccisione di tre terroristi da parte degli agenti nei pressi di Borough Market.

Eppure proprio Londra ha visto l'elezione di Sadiq Khan a primo cittadino nel maggio dello scorso anno: in nome di una tolleranza come arma vincente contro il terrorismo, la vittoria del primo sindaco musulmano in una capitale europea era stata salutata con trionfante ottimismo. E invece? Quello di ieri è solo l'ultimo di una serie di attacchi dopo l'elezione di Khan: lo scorso 22 marzo un furgone, guidato da un uomo poi ucciso dalla polizia, si è lanciato contro il Parlamento uccidendo tre persone e ferendone 36.

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Real Madrid

Lo scorso dicembre, invece, gli artificieri hanno neutralizzato una bomba nella stazione di North Greenwich segnalata da un passeggero a bordo di un convoglio della Jubilee line. L'autore dell'attentato scongiurato era un uomo convertito all'Islam.

Il Real Madrid e lo stemma senza croce

Poco prima degli attentati di ieri, il Real Madrid saliva sul tetto d'Europa battendo nettamente per 4 a 1 la Juventus a Cardiff.

Anche la storia del club spagnolo deve fare i conti con l'approccio all'islam. Con l'obiettivo di conquistare sempre più tifosi e sfondare nei mercati arabi, la società ha deciso di sacrificare un particolare del suo stemma: infatti, nei prodotti ufficiali venduti negli Emirati, in Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman è stata levata la croce che sormonta la corona borbonica. Pochi millimetri, certo, ma che rappresentano l'identità di uno dei club più importanti d'Europa.

La scusa è sempre la solita «Si tratta di non turbare la sensibilità», è stato detto. Che poi alla fine è la stessa logica che porta alla folle richiesta della rimozione dei crocifissi in alcune scuole o all'elezione di Sadiq Khan a sindaco di Londra (coi risultati disastrosi che sono sotto gli occhi di tutti). Il tutto diventa ancora più inquietante se si pensa che - come ha denunciato il leader russo, Vladimir Putin - Paesi come Arabia Saudita e Qatar sono tra i principali finanziatori dell'Isis.

Torino, va in scena la psicosi collettiva

Dopo ogni attacco terroristico, poi, va in scena la solita filastrocca: "i terroristi non cambieranno il nostro stile di vita". A dimostrare che si tratti di una grandissima balla è quanto avvenuto ieri sera in piazza San Carlo a Torino dove si erano radunati migliaia di tifosi per assistere alla finale di Champions' League. Un falso allarme bomba lanciato dopo lo scoppio di un petardo, ha creato il panico tra i presenti che hanno cominciato a scappare per mettersi in salvo. La ressa ha provocato circa 1.400 feriti, con un piccolo di sette anni che ora è nel reparto di rianimazione del Regina Margherita. Le condizioni del bambino, ricoverato in prognosi riservata, sarebbero stabili. "La causa di fondo dei feriti di ieri sera - come ha fatto sapere il prefetto di Torino, Renato Saccone - è il panico. Poi bisognerà accertare qual è l'origine". Ecco, il panico: a chilometri di distanza, gli attentati dell'estremismo islamico produce i suoi effetti anche in altri Paesi. Negarlo sarebbe un errore tragicamente superficiale.

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