Mentre infuria la polemica sui migranti che sbarcano quotidianamente sulle nostre coste, nelle campagne italiane vengono sfruttati gli stessi cittadini europei, causandone talvolta la morte. Accolta dal Tribunale di Catania la proposta del direttore della Dia, Nunzio Antonio Ferla, che ha chiesto di porre sotto sequestro i beni di un imprenditore agricolo di Paternò, Rosario Di Perna. L’uomo è accusato di aver costituito un’organizzazione con l’intento di procurarsi manodopera romena da impiegare nei campi, naturalmente a basso costo e senza tutele minime.

Mentre in Molise fa discutere la sentenza del Tribunale di Larino che ha prosciolto i due imputati, accusati di omicidio colposo per la morte del bracciante agricolo romeno Gheorghe Radu, stroncato da un infarto quasi nove anni fa.

Manodopera a basso costo e senza tutele minime

La Dia catanese ha posto sotto sequestro i beni di un imprenditore agricolo di Paternò, per un valore di circa 10 milioni di euro.

L’uomo è accusato di aver costituito una vasta organizzazione, operante tra la provincia di Catania e la Romania, finalizzata all’arruolamento di manodopera da impiegare nei campi. I gravissimi reati che sono stati contestati all'impresario riguardano l’impiego di personale senza la garanzia minima di tutela che la legge italiana predispone a favore dei lavoratori. Il Tribunale di Catania ha deciso che i beni del 61enne Rosario Di Perna, finito in carcere il 31 marzo del 2015 in seguito ad un'indagine sul caporalato, entreranno a far parte del patrimonio dello Stato.

A finire in manette due anni fa anche il figlio di Perna e altri 5 romeni, appartenenti anch'essi alla stessa associazione criminale costituita dall'imprenditore agricolo. I braccianti agricoli venivano ingaggiati in Romania con la promessa di un'occupazione ben remunerata, ma una volta arrivati in Sicilia si trovavano a lavorare in condizioni da incubo. Turni di lavoro massacranti lunghi anche dodici ore, una misera paga di meno 50 euro lordi, a cui andavano detratte le spese per il vitto e l’alloggio – tra i 25 e i 30 euro.

Assolti gli imputati per la morte di Radu

La sentenza del giudice di Larino sulla morte del 35enne Gheorghe Radu farà davvero discutere. Stroncato da un infarto il 29 luglio del 2008 mentre rientrava da una dura giornata di lavoro nei campi, il corpo del giovane è stato trovato riverso sul ciglio di una strada tra Campomarino e Portocannone. Il bracciante romeno è diventato, suo malgrado, uno dei tanti simboli della lotta contro lo sfruttamento del lavoro nelle campagne italiane.

Il proscioglimento dei due imputati Domenico Scarano e Edilio Cardinale, gli imprenditori agricoli molisani accusati di omicidio colposo per la morte di Radu, lascia aperte molte domande per quanto riguarda l’applicazione del diritto di tutela preventiva della salute dei lavoratori. L’avvocato della difesa, Manfredonia Andrea Petito, si dichiara completamente soddisfatto per la decisione del giudice, il quale ha accolto tutte le richieste di proscioglimento.

Il perno di tutta la vicenda ruota attorno alla visita medica preventiva che, secondo l’accusa, avrebbe potuto svelare la malattia cardiaca da cui era affetto Radu, salvandogli così la vita. La morte di Radu si intreccia con quella dei braccianti agricoli siciliani, una sentenza positiva quella del Tribunale di Catania, molto più controversa quella del giudice molisano.

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