Ad alcuni giorni di distanza dal primo carabiniere, appuntato Marco Camuffo, che dopo l'accusa di violenza sessuale rivolta dalle due studentesse americane si era presentato immediatamente dai giudici per rilasciare dichiarazioni spontanee, martedì anche il secondo militare coinvolto, il carabiniere scelto Pietro Costa, si è presentato in Procura a Firenze, dove è stato sentito per tre ore dai magistrati. Anche quest'ultimo ha ammesso di avere avuto un rapporto intimo con una delle due ragazze, ma come il collega sostiene che sia stato consensuale e rigetta l'accusa di averla violentata.

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Versioni quelle dei due uomini dell'Arma che tentano di minimizzare le loro responsabilità, ma dalle testimonianze emergono comunque molteplici violazioni dei regolamenti che ora sono oggetto di indagine da parte della procura militare.

La versione di Pietro Costa

Davanti ai giudici fiorentini il carabiniere scelto ha ammesso di avere avuto un rapporto completo con la studentessa americana che lo accusa, negando però di averla stuprata. Interrogato per tre ore in Procura ha seguito la stessa linea difensiva anticipata dal suo collega alcuni giorni fa.

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"Abbiamo commesso un errore, ma sono state le studentesse ad invitarci insistentemente per farci entrare in casa". Ora gli inquirenti hanno a disposizione la versione dei fatti di tutti i protagonisti, quelle delle giovani americane e quelle degli uomini della Benemerita.

Un racconto quello dei due uomini che nega che ci sia stata violenza sessuale, ma che comunque conferma una serie di violazioni al regolamento a cui dovrebbero fare fede i Carabinieri durante l'orario di servizio. Comportamenti per cui il ministro della Difesa Pinotti ha auspicato pene più severe della sospensione dal servizio stabilita all'inizio dell'indagine.

I militari sono coinvolti in tre inchieste

Oltre al fascicolo aperto dalla Procura fiorentina per la presunta violenza sessuale, i due carabinieri sono indagati anche dalla disciplinare interna dell'Arma e dalla procura militare di Roma, che li indaga per stabilire se hanno commesso i reati di "violata consegna" e "peculato". I militari avrebbero omesso di comunicare alla sala operativa di aver offerto un passaggio con la gazzella alle due studentesse, e per recarsi presso la loro abitazione avrebbero modificato indebitamente il loro itinerario, entrando in una zona della città non di loro competenza.

Inoltre avrebbero omesso di riportare nell'ordine di servizio lo "sconfinamento" e l'accompagnamento delle due ragazze non legittimate a salire a bordo di un'auto di servizio dell'Arma. Infine ci sono i 20 minuti di "vuoto" in cui la Fiat Bravo dei Carabinieri rimane in sosta sotto la casa delle due americane. Tutti elementi verificati dalla videocamera di sorveglianza.

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