Oggi l'ISTAT ha pubblicato i dati relativi alla corruzione in Italia, vista, però, attraverso gli occhi delle famiglie. Il report è stato incluso per la prima volta all'interno dell'indagine sulla sicurezza dei cittadini 2015-2016, offrendo una stima delle famiglie coinvolte in dinamiche corruttive. Il quadro generale offre una fotografia certamente non molto lontana dalla percezione diffusa di corruzione nel nostro Paese.

Ma cosa dicono i dati precisamente?

Utilizzando un campione di 43 mila persone, l'Istat ha raccolto esperienze, dirette e indirette, legate alla corruzione in senso esteso: scambio di favori o regali in cambio di un'agevolazione o di una facilitazione nell'accesso a un servizio, suggerimenti o richieste di pagamento, raccomandazioni e voto di scambio. Nella progettazione dell'indagine sono stati delineati otto settori chiave: sanità, istruzione, assistenza, lavoro, pubblici uffici, giustizia, forze dell'ordine, public utilities.

Il numero di famiglie coinvolte nei casi suddetti è pari a 1 milione e 742 mila, il 7.9% del totale sul territorio italiano. L'indicatore complessivo raggiunge le percentuali più alte nel Centro-Sud, in particolare nel Lazio (17.9%), in Abruzzo (11.5%) e in Puglia (11%), mentre quelle più basse in Valle d'Aosta, Piemonte e Provincia autonoma di Trento (2%). Tuttavia, la diversificazione non è solo territoriale, ma anche settoriale.

La corruzione riguarda soprattutto l'ambito lavorativo (3.2%), giudiziario (2.9%), assistenziale (2.7%) e sanitario (2.4%), mentre tocca in maniera marginale l'istruzione (0.6%) e le public utilities (0.5%). La corruzione in sanità è più diffusa in Abruzzo (4.7%) e in Campania (4.1%), mentre in ambito lavorativo i casi più segnalati riguardano il Lazio (7.4%) e Puglia (6.3%). Stesso discorso vale anche per i pubblici uffici, dove primeggiano ancora Lazio (5.7%) e Puglia (4.8%).

In linea di massima, pur essendo il quadro generale cambiato leggermente negli ultimi 3 anni, il Sud detiene il primato dei casi di corruzione, seguito dal Centro e dalle Isole. Tra le regioni più coinvolte ci sono Lazio, Puglia e Abruzzo.

L'analisi prosegue poi sulla multi-vittimizzazione, cioè sulla ripetizione del fenomeno corruttivo. Anche qui sono di nuovo le famiglie del Sud e del Centro ad aver subito più volte episodi di corruzione, frequentemente in ambito sanitario e assistenziale.

Nella maggior parte dei casi c'è stata una richiesta esplicita da parte del diretto interessato (38.4%), tipica nel Nord-Ovest e nel Centro, o questi lo ha fatto capire (32.2%), più presente al Nord-Est, mentre è meno utilizzata la figura di un intermediario (13.3%), presente ancora nel Nord-Est e nelle Isole. Ciò che deve far preoccupare il legislatore è, invece, quel 9.4% di casi in cui gli intervistati hanno affermato che non vi è stata una vera e propria richiesta, in quanto la corruzione è ritenuta quasi un meccanismo automatico.

Il dato è presente, in particolare, nel settore dei pubblici uffici e si associa di più al Meridione (13.2%) e al Centro (10.9%), mentre al Nord si attesta al 2.8%.

Qual è l'oggetto di scambio?

L'oggetto di scambio più frequente è il denaro (60.3% dei casi), prediletto dagli abitanti del Centro (72.2%) e delle Isole (64%); seguono il commercio di nomine, favori e trattamenti privilegiati (16.1%), più richiesti nelle Isole (20.9%) e i regali (9.2%). In misura minore il contenuto dello scambio è rappresentato da prestazioni sessuali (4.6%) o da altri favori (7.6%). I settori più colpiti dallo scambio di denaro o di favori sono quelli sanitario (rispettivamente 61.2% e 8.9%) e amministrativo (rispettivamente 47.2% e 22.9%).

Soddisfatti o rimborsati

Un altro dato terrificante è che l'82.5% delle famiglie ritiene sia stato utile aver pagato per ottenere quanto voluto. Il rendimento poi è totale per le public utilities (99.1%) e per l'ottenimento di un lavoro (92.3%) o una prestazione sanitaria (82.8%). Inoltre, il 51.4% delle famiglie ricorrerebbe di nuovo all'uso del denaro, di favori o di regali per un determinato servizio, il 30.9% non lo rifarebbe, mentre il 25.2% riconosce di aver pagato per un servizio che gli sarebbe spettato senza nulla in cambio. La preoccupazione è confermata anche dal fatto che il 95.7% delle famiglie non denuncia. Tra i motivi della non denuncia vi sono: inutilità (39.4% dei casi), consuetudine della pratica (14%), non sapere chi denunciare (12.5%), paura di conseguenze della denuncia (12.4%), per utilità della transazione corruttiva (9.2%).

Voto di scambio e raccomandazioni

Gli ultimi dati interessanti riguardano il voto di scambio e le raccomandazioni. Il primo, classificato come reato contro l'ordine pubblico dal Codice Penale, ha riguardato direttamente 1 milione 700 mila persone, mentre indirettamente più del doppio, è più frequente nelle elezioni amministrative e raggiunge picchi altissimi al Sud e nelle Isole. In cambio del voto, sono stati offerti o promessi soprattutto favori o trattamenti privilegiati (34.7% dei casi), nomine o posti di lavoro (32.8%) o addirittura denaro (20.6%).

La raccomandazione, costume purtroppo molto diffuso in Italia, riguarda, invece, indirettamente circa 12 milioni di italiani: per l'ottenimento di un posto di lavoro (21.5%), una licenza, un permesso o una concessione (7.5%), cancellazione di multe e sanzioni (7.5%), benefici assistenziali (6.8%), per l'ammissione o promozione a scuole e università (4.9%), per cause giudiziarie (1.9%). Per quanto concerne l'incidenza territoriale, le raccomandazioni e le conoscenze personali per la ricerca di lavoro raggiungono percentuali alte in Puglia (34.3%), Basilicata (31.8%), Sardegna (30.5%), Lazio (29.9%), Umbria (26.3%), Abruzzo (25.7%). Le richieste di raccomandazione riguardano invece l'8.3% della popolazione, in particolare a persone che ricoprono incarichi dirigenziali (28.4%), di quadro (19.7%) o con un titolo di studio universitario (15.7%). Questa pratica risulta più diffusa nel Centro Italia (11.3%) e nel Nord-Est (10.8%), in particolare in Emilia Romagna, Veneto, Umbria e Lazio.

A conti fatti

Alla luce di questi elementi, il fenomeno della corruzione sembra ancora essere una delle emergenze nazionali più impellenti. Il radicamento delle dinamiche corruttive, unito allo scarsa fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella giustizia, rende necessario l'intervento del legislatore, non solo nell'adozione di strumenti legislativi più efficaci, ma anche nell'investimento sociale e culturale, al fine di interrompere la catena di distribuzione automatica della corruzione. Del resto, il compito della Statistica, guardando alla sua etimologia, è proprio quello di analizzare e studiare fenomeni al servizio dello Stato, aiutandolo in una realtà sempre più globalizzata e complessa.

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