Correva l'anno 1991. A Montecchia di Corsara, provincia di Verona, il 18 aprile vengono trovati morti nella loro casa Antonio Maso e Mariarosa Tessari. Pietro era il terzo figlio di questa coppia che, prima di lui, aveva messo al mondo due femmine: Laura e Nadia. La vita della famiglia Maso era una vita semplice, quella di una famiglia benestante dai buoni principi. Ad un certo punto la vita di Pietro prese una brutta piega. Pochi mesi prima della morte dei genitori, per mano sua, il ragazzo aveva lasciato un lavoro stabile da dipendente, per dedicarsi ad una vita da viveur.

Superficiale, una vita fatta solo di apparenze, bei vestiti, tavoli prenotati in discoteca. I genitori si mostravano preoccupati, ma le discussioni, come dichiarò più volte anche lo stesso indagato, rientravano nella normalità. Niente di eclatante o che potesse presagire la strage.

La pianificazione del delitto

Maso voleva di più. Voleva ereditare i soldi dei suoi genitori e poter vivere senza responsabilità. Inizia, insieme ai suoi amici Giorgio Carbognin, Paolo Cavazza, 18 anni, e Damiano Burato, 17 anni, qualche mese prima a pianificare l'assassinio dei suoi stessi genitori. Secondo le deposizioni agli atti, i tre provarono almeno altre due volte ad uccidere i signori Maso: la prima con delle bombole a gas, posizionate in casa, che però non scoppiarono.

La seconda vedeva coinvolto Carbognin che avrebbe dovuto scagliare sul capo di Rosa uno schiaccia bistecche, ma non ebbe il coraggio di agire.

Il delitto

Il delitto, per mano dei tre amici, avvenne nella notte tra il 17 e il 18 aprile. Rosa e Antonio vennero brutalmente colpiti con tubi di ferro, pentole e un bloccasterzo. Una ferocia che impressionò anche i primi soccorritori. La madre non morì sul colpo, quindi fu Pietro stesso a soffocarla. Un'agonia lunga 53 interminabili minuti. I ragazzi per crearsi un alibi trascorsero il resto della nottata in discoteca, come se niente fosse. Si pensò subito ad una rapina andata male, ma la freddezza di Pietro e uno strano assegno firmato dalla madre a favore di Carbognin, porteranno gli inquirenti a sospettare del ragazzo.

Pietro Maso confesserà il 19 aprile. Venne condannato a 30 anni e 2 mesi.

Il caso diventa mediatico

Quello di Pietro Maso fu il primo vero caso di cronaca nera ad avere un richiamo mediatico altissimo. Data l'efferatezza del crimine e i legami di parentela la triste storia suscitò l'indignazione e la curiosità del pubblico. Maso nei sui anni in carcere si è dichiarato pentito e il 15 aprile 2013 ha riacquistato la libertà.

Maurizio Costanzo intervista Maso

E' così che per la prima volta Pietro Maso viene ospitato in Tv da Maurizio Costanzo, che con lui inaugura la sua stagione delle grandi interviste. Maso andrà in onda giovedì prossimo. "Senza corazze e senza maschere" così si definisce Pietro durante la registrazione dello show.

Molte le polemiche del web, ancor prima di aver visto l'intervista. C'è chi parla di sciacallaggio mediatico, chi pretende che la visione sia vietata ai minorenni, chi invita a boicottare il programma. Maso ha scontato pienamente 22 dei 30 anni di carcere che gli erano stati inflitti. E' giusto perdonare?