Ormai l'informatica è divenuta un supporto indispensabile e l'ultima grande manifestazione di quel connubio quasi inscindibile tra l'uomo e la macchina che riguarda la ricerca. Le nuove tecnologie che affollano quest'epoca, talvolta la inquinano, rischiano di corrodere l'intelligenza e l'integrità delle persone, talvolta rendono il lavoro degli scienziati sempre più veloce ed efficiente. Questo è il primo dato da tenere a mente per avere una visione d'insieme per comprendere a pieno quanto sta accadendo. Una seconda considerazione da fare di grande importanza è che, al contrario di quanto molti possano pensare, la nostra è e sarà un'epoca di grandi scoperte al pari del Rinascimento di Cristoforo Colombo.

Molto è stato infatti scoperto, molto altro deve essere ancora catalogato ed osservato per la prima volta. E ad averlo compreso è stato David Kennedy dell'University Western Australia, un po' un moderno Cristoforo Colombo.

La scoperta in Arabia

La scoperta fatta da David Kennedy con l'ausilio di Google Earth, è un sistema di circa 400 porte che costituiscono l'ingresso di altrettante strutture architettoniche non ben definite e di forma geometrica. Tali strutture sono state scovate in una regione desertica in Arabia Saudita e potrebbero avere 7000 anni di storia alle spalle. Sono forse tra le più antiche costruzioni dell'uomo, edificate circa 2500 anni prima delle piramide di Cheope e 4500 anni prima del Partenone in Grecia.

Non è ancora nota la funzione di questi edifici e gli archeologi sono già al lavoro per indagare. Intanto aumenta sempre più il numero delle scoperte archeologiche effettuate tramite Google Earth e i suoi scatti fotografici dall'alto. Solo David Kennedy, utilizzando la medesima procedura, è riuscito a scovare quasi 2000 siti archeologici come quello delle 400 porte in Arabia Saudita.

E non è il solo ad aver beneficiato di questo supporto informatico per fare una grande scoperta di natura archeologica. Qualche mese fa c'era riuscito anche William Gadoury, un 15enne del Quèbec, in Canada. In questo caso l'uso del celebre sito internet ha soltanto supportato il notevole acume del ragazzo, appassionato di storia Maya.

Il giovane William Gadoury ha notato una connessione tra la posizione delle rovine di molti centri urbani Maya e di quella nel cielo di alcune stelle. Esaminando una costellazione formata da tre stelle ha notato che due di queste corrispondevano ad altrettante città Maya, la terza invece non aveva nessun tipo di corrispondenza con un centro urbano antico noto. Con i dovuti calcoli, partendo dalla posizione nel cielo della terza ed ultima stella della costellazione presa in esame e con il supporto di Google Earth e di altre foto satellitari di NASA e JAXA gentilmente fornite dall'agenzia spaziale canadese, un ragazzo molto intraprendente ha fatto l'impossibile: scovare un'antica città rimasta nell'ombra del fitto della giungla dello Yucatan per centinaia di anni.

Ma anche se sembra doveroso abbandonare una visione più romantica dell'archeologia e di molte altre attività umane per arrendersi ad un futuro più tecnologico, si aprono comunque nuovi scenari. Chiunque abbia buona volontà e accesso ad internet può finalmente ambire alla sua piccola scoperta. Le possibilità sono pressoché infinite.