Allarmata da un anomalo gonfiore alla pancia, la mamma l'aveva portata in ospedale. Credeva fosse provocato da una forte intossicazione alimentare. Cos'altro potrebbe immaginare la mamma di una bambina di 11 anni? Di certo non che potesse essere incinta, come invece ha appreso dai medici dell'ospedale Sant'Anna di Torino che le hanno rivelato la sconvolgente verità. Una storia assurda e terribile. La figlia era stata stuprata dal vicino di casa che godeva della piena fiducia sua e del marito. Si tratta di un nigeriano 35enne. Il pedofilo è stato arrestato per violenza aggravata.
Sconvolgente scoperta
"Sua figlia è in stato interessante, è alla 22esima settimana". Il "verdetto" dei medici, ha sgombrato il campo da qualsivoglia beata illusione. La mamma della bambina, di origine nigeriana come l'aguzzino, ha così dovuto apprendere lo scorso 17 novembre all'ospedale Sant'Anna di Torino, la brutale realtà: il fidato vicino di casa a cui affidava la figlia con le altre sorelline di 4 e 7 anni, e il fratello di 13 anni, non era un premuroso e solidale amico di famiglia. Pur non essendo legato da rapporti di parentela, lo chiamavano tutti 'zio', tanto era l'intimità con i vicini di casa. Nel caso della bambina, questa "intimità" si è tramutata in abuso, violenze sessuali ripetute e durate un anno, cominciate quando la vittima aveva solo 10 anni.
In accordo con i genitori, la bambina è stata fatta abortire dai medici del Sant'Anna.
L'indagine
L'inchiesta della magistratura ha portato all'arresto del pedofilo che, come la famiglia abita nel quartiere Barriera di Milano, periferia nord di Torino. La scoperta della verità, non elimina il trauma della piccola vittima, ma almeno non deve più portare il peso di quel terribile segreto, si è adottata giusto in tempo, l'unica soluzione possibile, farla abortire, e ora può sperare che il suo carnefice sconti la giusta punizione. Nella misura cautelare, depositata dal giudice Alessandra Pfiffner, la testimonianza della vittima è indubitabile. La ragazzina racconta che lo "zio" si metteva vicino a lei a dormire e la costringeva ad avere rapporti sessuali.
Poi la minacciava: se avesse raccontato qualcosa, non avrebbe più rivisto sua madre. Le violenze, iniziate nel settembre 2016, sono proseguite fino all'estate scorsa. I genitori della bambina sono entrambi lavoratori e affidavano le loro figlie all'uomo, ritenuto degno della loro fiducia, anche di notte a causa dei turni di lavoro. Il papà infatti, fa l'operaio in fabbrica, mentre la mamma fa le pulizie nei supermercati e deve partire da casa all'alba. Ecco perché sul criminale, ora recluso in carcere, facevano affidamento. E invece lui, incurante li ingannava e incurante dei pianti della piccola, la stuprava. Ed ora si avvale della facoltà di non rispondere.