Ha chiuso gli occhi per sempre alle cinque del mattino, ora italiana, il più famoso serial killer americano: Charles Manson. L'uomo, che aveva 83 anni, era malato da tempo ed all'inizio dell'anno era stato trasferito in ospedale a causa di gravi emoraggie intestinali. I medici, però, avevano riscontrato che le condizioni di salute dell'uomo erano troppo deboli perché potesse affrontare indenne un intervento chirurgico, per cui lo avevano rispedito nel carcere californiano di Corcoran.

Pubblicità
Pubblicità

Solo qualche giorno fa, le condizioni del killer si sono aggravate e Manson è stato ricoverato nell'ospedale di Bakersfield, dove ha messo fine ai suoi giorni. Il nome di Manson è legato indissolubilmente a quello della morte e dell'orrore: in carcere per scontare ben sette ergastoli, tanti quanti il numero delle persone che fece uccidere, inizialmente fu condannato alla pena di morte, poi commutata dalla legislazione californiana nella detenzione a vita.

Pubblicità

Una scia di sangue e terrore

Charles Manson, ispiratore, tra gli altri, del nome d'arte della rockstar Marilyn Manson, ha avuto un seguito notevole di estimatori. La sua crudeltà raggiunse l'apice quando, nell'agosto del 1969, fece uccidere in una villa di Bel Air a Los Angeles Sharon Tate, 26 anni, incinta di otto mesi e mezzo, moglie del regista Roman Polanski, ed altre quattro persone. Pretesto per la strage fu, secondo i membri della setta di Manson, chiamata "Family", Famiglia, la canzone dei Beatles Helter Skelter: convinti che il brano spingesse ad uccidere i bianchi per fare ricadere la colpa sui neri e scatenare una lotta razziale, Manson ed i suoi adepti uccisero senza pietà con coltelli, pistole ed una corda in nylon lunga ben 13 centimetri, che la polizia trovò legata al collo della donna e di uno dei suoi amici, Jay Sebring, che giacevano cadaveri, in salotto.

Sharon Tate morì per ultima sotto le coltellate, sedici in tutto di cui cinque fatali, inferte soprattutto al ventre, mentre i suoi amici Abigail Folger e Wojciech Frykowski furono raggiunti dai killer in giardino, mentre stavano cercando di scappare. Solo Steven Parent, che fuggendo era riuscito a raggiungere la sua auto e stava per metterla in moto, intravvide la speranza di salvarsi, ma per pochi minuti: fu raggiunto dai sicari e freddato a colpi di pistola.

Il suo corpo trucidato venne ritrovato in auto, nel viale di accesso alla villa di Cielo Drive.

Ma gli omcidi non si fermarono; solo il giormo dopo furono trucidati Leno LeBianca, dirigente di una catena di supermecati, e la moglie Rosemary. I loro corpi devastati da decine di coltellate furono trovati dalla polizia nella loro abitazione a Los Feliz, Los Angeles.

La setta di Manson

Gli adepti di Charles Manson catturati dalla polizia furono Patricia Krenwinkle, Leslie Van Houten, Charles Watson e Susan Atkins, morta in carcere di cancro.

Pubblicità

Agivano sempre assieme, sotto gli ordini di Manson, che pare non partecipasse attivamente agli omicidi ma li dirigesse da lontano. Il loro punto di ritrovo si trovava sulle montagne californiane, nello Spahn Ranch, dal nome del proprietario, George Spahn, che diede vitto e alloggio ai componenti della setta in cambio di alcuni lavori nella proprietà.

Dopo ogni omicidio, la setta lasciava come segno identificativo delle scritte tracciate con il sangue delle vittime sui muri.

Pubblicità

Per l'omicidio di Sharon Tate, Susan Atkins scrisse con uno straccio intriso del sangue della donna "Pig" sulla porta, mentre altre scritte quali "Helter Skelter", "Rivolta" e "Morte ai porci" furono trovate sui muri della villa dei coniugi LeBianca dopo il massacro. Tutti i componenti della setta di Manson sono ancora in carcere: non si sono mai pentiti ed hanno sempre avuto atteggiamenti di sfacciata superiorità nei confronti dei familiari delle vittime. Sui loro volti durante il processo, solo sorrisi di scherno.

Segui la nostra pagina Facebook!
Leggi tutto