Con una sentenza sconcertante, la Corte Suprema Britannica ha respinto ieri, 20 aprile, il ricorso dei genitori di Alfie, i quali, nell’ultimo tentativo di salvare la vita del piccolo, avevano invocato il principio dell’ “habeas corpus”. L’habeas corpus fa parte del diritto anglosassone, divenuto legge a fine ‘600, si tratta di un complesso di norme che rivendica l’inviolabilità dell’individuo in vari contesti, tra cui il diritto a non essere arrestato (previa conoscenza della causa) o trattenuto contro la propria volontà.

La difesa degli Evans ha sostenuto che proprio questo diritto è stato calpestato nel caso di Alfie, per mano dell’ospedale, in cui si trova di fatto “recluso”, senza la possibilità di essere trasferito in strutture ospedaliere alternative. Ma i giudici hanno incredibilmente negato tutto ciò, nonostante, il tentativo di Thomas Evans, che risale ad alcuni giorni fa, di portare via il figlio, sia stato di fatto bloccato dalla polizia, chiamata in tutta fretta dall’ospedale e la sua stanza sia tutt'ora piantonata dai poliziotti che hanno bloccato anche tutte le uscite dell’ospedale.

Anzi, per tutta risposta, l’Alta Corte ha respinto il ricorso degli Evans che avrebbe salvato o almeno allungato la vita al piccolo e dato ragione all’ospedale che ha presentato la sua “proposta” di sospendere i supporti vitali (che provocherà di fatto la morte del piccolo per soffocamento) come “migliore interesse” del bambino.

Il ricorso dell’ospedale all’Alta Corte Britannica, ha portato poi a scavalcare la volontà dei genitori, togliendo loro la patria potestà, in quanto si rifiutavano di applicare le disposizioni sanitarie e a nominare un tutore che, guarda caso, sposa perfettamente la linea di pensiero dell’ospedale.

Quest’ultimo, avendo la facoltà di decidere per il bambino, si è fatto, in pratica, portavoce della richiesta dell’Alder Hey. Così ieri, la Corte Suprema, ha potuto decretare la sospensione della ventilazione obbligatoria, come richiesto esplicitamente dal tutore.

La patria potestà come “retaggio culturale”

Uno dei risvolti più agghiaccianti della vicenda, è che la Corte Suprema ha affermato candidamente che il diritto dei genitori, a tutelare e difendere i propri figli “esisteva in passato” e costituisce una sorta di retaggio culturale di un mondo arcaico e superato ma che oggi, sulla patria potestà, prevale il “migliore interesse del minore”, senza specificare in che cosa consista esattamente.

Un dettaglio non da poco dato che, questo triste caso dimostra che un principio così ambiguo potrebbe anche tradursi nell’obbligo del minore a morire, se una sentenza lo stabilisce.

Per di più la sentenza della Corte non potrà essere modificata da nessuno, nemmeno dalla Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) a cui, con un ultimo tentativo disperato, si sono rivolti gli Evans. Forse, già il prossimo lunedì, potrebbe essere posta fine alla fragile e tenera esistenza di Alfie. Ma ad una cosa non si riesce, in queste ultime ore, a porre fine: alle proteste, le veglie di preghiera e le tante manifestazioni che si stanno svolgendo in Europa e in Italia, per Alfie.

Domani, prima che sia troppo tardi, alle 19.00, a Bari, in piazza del Ferrarese, si terrà una manifestazione di pubblico appoggio al piccolo. E’ un caso che sta scuotendo le coscienze e che rappresenta, per di più, un precedente preoccupante che, in futuro, potrebbe riguardarci tutti da vicino.

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