Una vicenda che sta facendo il giro del mondo e a cui papa Francesco ha dedicato un tweet ieri sera dal suo account “Pontifex” esprimendo la sua vicinanza verso la famiglia del piccolo Alfie Evans, un bambino inglese di 22 mesi affetto da una patologia misteriosa, a causa della quale sarebbe entrato in coma nel dicembre 2016.

La vicenda

Ciò contro cui stanno lottando strenuamente i genitori del piccolo, Katie e Thomas, è la richiesta dell’ospedaleAlder Hey Children Hospital” di Liverpool, dove è ricoverato il piccolo paziente, indirizzata all’Alta Corte britannica, di staccare il ventilatore che permette la bambino di respirare, un supporto senza il quale è destinato al soffocamento.

L’Alta Corte avrebbe accettato la richiesta dell’ospedale e, quella che i genitori hanno definito una “vera e propria esecuzione”, potrebbe avvenire già domani e per di più contro il loro volere.

I risvolti problematici

La vicenda presenta dei risvolti singolari e contraddittori. Innanzitutto, ciò che desta più perplessità è la volontà da parte dell’ospedale e dell’Alta Corte di portare avanti una decisione con delle conseguenze così definitive (come la morte certa) nonostante non esista una diagnosi precisa della malattia dalla quale sarebbe affetto il piccolo.

Si sospetta che ci possano essere dei nessi legati a patologie di tipo neurologico grave che potrebbe condurlo gradualmente verso la morte, ma non esiste nessuna certezza assoluta a riguardo, perché la diagnosi non è certa e neanche definitiva. Si tratta di un presupposto importantissimo perché in base ad esso non è possibile fare nemmeno delle previsioni in merito ai tempi di guarigione del piccolo e tanto meno delle sue aspettative di vita.

Tant’è che il bambino, secondo i calcoli dei medici, sarebbe dovuto morire già mesi fa.

Considerata l’oscura origine della malattia da cui è affetto Alfie, non sarebbe affatto folle ipotizzare che si possa innescare un processo di regressione o addirittura di guarigione spontanea, così come è successo, in passato, in altri casi simili, di malattie sconosciute o che la medicina considerava senza speranza.

Da ieri, infatti, sta rimbalzando su tutte le testate giornalistiche, la notizia della guarigione inspiegabile di Dylan Askin, di 4 anni, affetto da un rarissimo cancro polmonare, finito in coma per ulteriori complicazioni e risvegliatosi improvvisamente il 25 marzo 2016, proprio quando i medici si apprestavano a staccargli i supporti vitali.

Nel caso di Alfie Evans, per di più, l’Alta Corte, ha motivato la sua decisione parlando di “migliore interesse” del bambino, riesce difficile, ai genitori comprendere come la morte certa possa essere considerata la soluzione migliore per il loro figlio che più di un ospedale italiano si era dichiarato disposto ad accogliere e curare.

Una speranza di vita, ulteriormente soffocata dall’Alta Corte che ha negato il permesso di trasferimento in quanto comporterebbe dei rischi per la salute del bambino. Motivazione che appare paradossale, se si pensa che l’alternativa proposta dall’ospedale e dal tribunale è la morte certa del paziente.

Alla vita del piccolo Alfie potrebbe essere posta fine nei prossimi giorni o, addirittura, domani e, staccato il ventilatore, la morte avverrebbe per soffocamento.

Una vicenda dolorosa e con dei risvolti critici e contraddittori che potrebbe avere delle conseguenze importanti anche in futuro, su altri casi simili, nella speranza che non si estenda anche ad altre casistiche patologiche.

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