Tra le frasi sintetiche che vengono utilizzate per raccogliere consenso politico sul tema dell’emigrazione che dall’africa si sposta verso l’Europa, una delle più ricorrenti è: “Aiutiamoli a casa loro”. Nel frattempo però, la strategia commerciale delle multinazionali europee contribuisce in modo sostanziale a indebolire l’economia locale. Il mercato del latte ne è un esempio iconico. I prezzi aggressivi a cui vendono il latte in polvere differenti società europee tra cui la francese Danone, la danese Arla Foods e l’olandese FrieslandCampina non consente agli agricoltori locali di competere e dunque di sopravvivere. Negli ultimi cinque anni l’esportazione di latte in polvere europeo nel continente africano è quasi triplicata.

La quantità del latte europeo è aumentata

La presenza sul mercato africano del latte europeo è diventata una vera invasione in particolare dopo il 2015, quando, in concomitanza con l’embargo russo sui prodotti alimentari occidentali, l'UE ha abolito le sue quote latte [VIDEO]. Con i prezzi ai minimi storici, le aziende lattiero-casearie del Vecchio Continente hanno cercato nuovi mercati per sbarazzarsi dei loro prodotti in eccesso. E hanno trovato nell’Africa, in particolare nell’ovest del continente dove la popolazione è in crescita, il loro mercato ideale.

Gli agricoltori africani abbandonano la terra

“Coloro che vivono con il commercio del latte sono in grande difficoltà”, ha spiegato a POLITICO Adama Ibrahim Diallo, presidente dell’unione dei produttori di latte del Burkina Faso, aggiungendo che molti degli agricoltori della sua regione stanno soccombendo.

Diallo ha anche fatto cenno a implicazioni di sicurezza: "I figli dei pastori diventano jihadisti [VIDEO] e non per convinzione, ma perché non c’è lavoro”.

Le aziende europee si difendono sostenendo che per sopravvivere hanno bisogno di vendere il loro latte al di fuori dei confini del Vecchio Continente. Nel 2014 la Arla Foods ha comunicato ai suoi investitori di dover spostare il latte verso mercati con una forte domanda, prospettando un aumento dei suoi ricavi nelle zone sub-sahariane dagli 87 milioni di dollari dell’epoca, ai 240 milioni di dollari del 2017. Inoltre le società europee assicurano di collaborare con le realtà locali: Danone finanzia una fabbrica di latte in Senegal, mentre FrieslandCampina e Arla Foods lavorano con i produttori lattiero-caseari nigeriani. Diallo però pensa che si tratti solo di operazioni di facciata: “Si fanno belli con l’Unione europea”, ha affermato, "Sono venuti per incrementare i loro affari, non sono venuti per aiutare i produttori”.