Da circa un decennio, utilizzava quotidianamente e con meticolosa regolarità i siti dedicati agli incontri, non perché cercasse un partner, ma per soddisfare un’insaziabile appetito sessuale, ignorando le drammatiche conseguenze delle proprie perversioni. O forse, proprio consapevolmente, Claudio Pinti aveva pianificato il destino delle sue “prede”. Con assoluta lucidità, il 35enne anconetano aveva deciso di condividere il virus dell’hiv, contratto nel 2007, prima con la compagna ufficiale, poi con un certo numero di partner occasionali, che si aggira attorno ai 228, suscettibile di aumentare ancora. Partner tra uomini e donne, adescati proprio attraverso le community di “dating online”.

La Procura, attraverso l’avvocato forense Luca Russo, sta passando al setaccio gli oltre duecento iscritti alle piattaforme frequentate dall’uomo, con i quali lo stesso ha dichiarato di aver avuto rapporti. L’uomo è stato arrestato dalla Squadra Mobile della Polizia con l'accusa di gravissime lesioni dolose.

Invito a denunciare e sottoporsi ad accertamenti

“Mancanza di qualsiasi forma di autocontrollo delle pulsioni sessuali”, questa la descrizione dell’intensa attività dell’uomo, trapelata dagli atti giudiziari. Condizione aggravata dal rifiuto categorico di ammettere l'esistenza della patologia e curarla [VIDEO]. Un’ossessione che aveva provocato conseguenze anche tragiche, nell’agosto del 2017, quando, proprio a causa del contagio, era venuta a mancare la compagna di allora, gravemente malata di Aids, avvalorando un'ulteriore ipotesi di omicidio volontario.

Un mese fa, in seguito al responso di sieropositività emerso dai controlli effettuati, la nuova compagna l'aveva denunciato, facendo scattare le indagini e il conseguente ordine di custodia in carcere da parte del gip Carlo Cimini, tenendo conto soprattutto della evidente pericolosità sociale che l’untore costituisce.

“Mi ha defraudata della libertà di scelta e ingannata sul suo stato di salute”, ha dichiarato la compagna del 35enne agli agenti della Sezione crimini di genere della Polizia. La relazione tra i due andava avanti da quattro mesi. Ad aprile, la donna aveva manifestato dei disturbi sospetti, similinfluenzali, resistenti alle terapie farmacologiche. Poi aveva appreso, attraverso confidenze da parte di conoscenti, della condizione del compagno e ne aveva chiesto spiegazioni, per le quali aveva ricevuto parziali ammissioni. Lo scopo della denuncia da parte della donna, sostenuta dalla Squadra Mobile, è quello di invitare le vittime dell’untore a sottoporsi agli accertamenti opportuni.

Pinti, che per lavoro girava in lungo e in largo l'Italia [VIDEO], ha ammesso quasi con orgoglio di aver consumato oltre 200 rapporti non protetti. Per questo la Questura ha divulgato foto identificativa e nome del detenuto, lanciando un appello a contattare la polizia a chiunque avesse avuto contatti intimi con lui. Intanto le forze dell’ordine ne hanno disposto il trasferimento nel carcere di Montacuto, dove i sanitari valuteranno le sue condizioni per verificarne la compatibilità con la detenzione.​

Siti e nickname al vaglio degli investigatori

Nonostante i tentativi di cancellare la folta cronologia e inquinare le prove, le analisi sui dispositivi elettronici rinvenuti in possesso dell’uomo, hanno rilevato nickname e account dei vari siti specializzati in incontri. Uno degli indirizzi di posta elettronica, “onlysex82”, risulterebbe iscritto dal 2008 al forum di “Desiderya Sex Community”, in cui Claudio Pinti aveva pubblicato un annuncio corredato di foto. Gli incontri virtuali erano andati avanti almeno fino agli inizi di giugno, quando aveva ricevuto la risposta ad un annuncio pubblicato sul sito “Bakeka” e successivamente aveva contattato l’autore di un annuncio hot, in linea con le sue tendenze. Al vaglio degli inquirenti, intanto, due pc, due smartphone e un tablet, che verranno esaminati per risalire alla cronologia dei contatti.

I compagni di cella: ‘Ti stacchiamo la testa’

Nel frattempo, molte vittime hanno risposto all’appello lanciato dalla Questura, dicendosi in alcuni casi “disperate” ma decise ad assumere “tutti i provvedimenti del caso, qualora fosse confermato il contagio”. L’elenco di uomini e donne, assieme al materiale probatorio, è destinato ad aumentare. Intanto, dalla cella di isolamento del carcere di Montacuto in cui si trova attualmente rinchiuso l’untore, i detenuti non gli risparmiano minacce e imprecazioni, urlandogli contro un unanime: “Appena esci dalla cella ti stacchiamo la testa”.