Sergio Marchionne è morto questa mattina, 25 luglio 2018, all’ospedale universitario di Zurigo, in Svizzera, dove era ricoverato il 27 giugno scorso per un misterioso intervento alla spalla destra. La notizia è stata battuta dalle Agenzie poco prima delle 11 e 30, facendo rapidamente il giro del mondo. Non ancora ufficiali le cause del decesso, anche se diverse testate giornalistiche riportano la notizia, non confermata, che fonti vicine alla famiglia Marchionne avrebbero smentito che l’ex ad di Fca fosse stato colpito da un tumore, parlando invece di arresto cardiaco.

Insomma, sarebbero state delle complicazioni non previste, successive all’intervento alla spalla, ad aver provocato un infarto all’illustre paziente, subito trasferito in rianimazione, ma successivamente colpito da un altro arresto cardiaco, stavolta fatale.

Tumore smentito da fonti vicine alla famiglia, ma notizia non confermata

Secondo quanto riportano alcuni dei principali quotidiani italiani, tra cui Il Sole24Ore e La Stampa, Sergio Marchionne non sarebbe morto di tumore, ma a causa di un arresto cardiaco. ‘Fonti vicine alla famiglia smentiscono che avesse un tumore’, questa la formula testuale utilizzata dal Sole per comunicare che sarebbero stati proprio i familiari più stretti a decidere di diffondere questa versione.

È invece La Stampa a raccontare che, sempre secondo le succitate fonti, il manager italo-canadese avrebbe dovuto affrontare solo una breve convalescenza nella clinica zurighese dopo l’operazione alla spalla. Ma, durante la fase del recupero post operatorio, sarebbero insorte improvvise, e non meglio specificate, complicazioni che lo avrebbero portato al primo arresto cardiaco.

Ecco spiegato il motivo del suo trasferimento nel reparto di terapia intensiva dove, nonostante non fosse attaccato a macchinari per restare in vita, avrebbe avuto un secondo e letale infarto. Quello di questa mattina.

Le ipotesi sul tumore ancora in piedi

Nonostante la versione dei ‘familiari’, se pur non ancora confermata, sembri ormai quella più diffusa, c’è ancora chi continua a sostenere che ad uccidere Sergio Marchionne sia stato un tumore.

È il caso del quotidiano svizzero Ticino online, secondo cui ‘l’intervento alla spalla sarebbe facilmente riconducibile a un tumore alla parte apicale del polmone, patologia che porta forti dolori proprio alle spalle’. Durante questo tipo di operazioni sarebbe possibile, secondo i giornalisti ticinesi, la rottura dell’aorta, con conseguenti complicazioni al cervello.

Cancro ai polmoni o alla prostata

D’altronde, nei giorni scorsi, era stata una persona molto vicina alla famiglia Agnelli, Franzo Grande Stevens, con una lettera inviata al Corriere della Sera, ad ammettere di conoscere “la sua incapacità di sottrarsi al fumo continuo delle sigarette”. L’ex avvocato di Gianni Agnelli aveva anche aggiunto di avere avuto “la conferma che i suoi polmoni erano stati aggrediti”.

Una versione totalmente diversa, invece, l’aveva fornita il quotidiano Affari Italiani a poche ore dalla notizia dell’abbandono di Marchionne di tutte le cariche in Fca. Affaritaliani.it aveva infatti parlato di un ‘male invasivo’ che si sarebbe manifestato inizialmente nella zona della prostata, per poi diffondersi ‘in modo devastante’.