Lucia Peres aveva solo 16 anni quando era stata drogata, stuprata e uccisa in Argentina. La ragazza era stata torturata barbaramente l'8 ottobre 2016 ed ora, dopo un paio d'anni di processo, è arrivata l'assoluzione degli aguzzini di Lucia, ovvero Pablo Offidani e Matias Farias. I due, accusati di omicidio, sono stati però condannati a 8 anni di carcere per spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo i giudici argentini Lucia Peres è deceduta per overdose. Il terzo imputato, Alejandro Maciel, è stato assolto con formula piena.

Argentina: sit-in di 'NiUnaMenos'

La sentenza emessa nelle ultime ore in Argentina ha scatenato molte polemiche e rabbia. Il movimento 'NiUnaMenos' (fondato 2 anni fa, dopo l'uccisione di Lucia) ha immediatamente promosso manifestazioni e sit-in per contestare l'assoluzione dei due aguzzini della 16enne. Nelle piazze argentine sono scese tante attiviste per sfilare e urlare 'Lucia somos todas'. Marta Montero, mamma di Lucia, ha affermato che la sentenza dello scorso 26 novembre ha ucciso nuovamente sua figlia: "Non possiamo continuare a perdere le nostre figlie". La mega contestazione contro il verdetto prosegue in tutta la nazione. Tutte le donne sono state esortate a marciare nelle vie e nelle piazze argentine con indosso abiti neri e il fazzoletto verde, emblema della legalizzazione dell'aborto.

Dopo l'omicidio di Lucia Peres il pubblico ministero Maria Isabel Sanchez aveva reso noti i dettagli agghiaccianti relativi alle sevizie subite dalla 16enne. Ebbene, ora la Sanchez è sotto inchiesta perché, secondo i giudici, il suo atteggiamento avrebbe incrementato la rabbia della nazione e suggestionato l'opinione pubblica.

Lasciata dagli aguzzini davanti a un ospedale

Lucia, secondo la Montero, era una persona che aveva i medesimi sogni di tutti. Le contestazioni in Argentina sono divampate proprio in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Lucia Perez è diventata uno dei simboli degli abusi sulle donne. La 16enne era stata stuprata, drogata e torturata tramite impalamento.

Gli aguzzini l'avevano poi lasciata davanti a un ospedale di Mar del Plata, centro poco distante da Buenos Aires. I medici non erano riusciti a sottrarla alla morte, accertando le aberranti sevizie. Gli stupratori, prima di condurla in ospedale, le avevano tolto il sangue che aveva addosso e le avevano fatto indossare vestiti puliti per non far insospettire nessuno.