Dopo anni di latitanza Cesare Battisti è stato fermato. L'Interpol lo seguiva sin da quando il presidente Jair Bolsonaro promise all'Italia di riportarlo in patria. E finalmente si è arrivati all'agognata cattura.

Ieri, 12 gennaio 2019, alle ore 17:00 una squadra dell'Interpol, perlopiù costituita da investigatori italiani, gli intima di fermarsi. Il terrorista che gli si presenta davanti porta una sospetta barba finta ma la conferma che lo inchioda senza alcun dubbio è il documento che tiene nella tasca.

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Il documento di riconoscimento è quello reale di Cesare Battisti, nato il 18 dicembre del '54. Al momento della cattura Battisti si trovava da solo. Aveva provato, come due anni fa, a scappare in Bolivia chiedendo anche asilo politico che gli era stato negato.

La lunga caccia al terrorista

Qualche giorno prima delle festività natalizie l'Interpol si era messa alla ricerca del latitante. Intervistati dal Corriere i membri dell'Interpol avevano dichiarato che la ricerca è stata frutto di "un lavoro certosino ed estremamente minuzioso" dove la riuscita dell'operazione è dovuta principalmente alla conoscenza del territorio e alle preziose indicazioni degli informatori.

Continuano poi affermando che è stato necessario calcolare le mosse successive prendendosi qualche azzardo; scoprire il posto dove era nascosto e le zone che frequentava maggiormente hanno aiutato l'Interpol a proseguire nella loro ricerca sino a raggiungere il successo ieri con la cattura del terrorista.

Le dichiarazioni del vice premier Salvini

Dopo aver appreso la notizia il ministro dell'interno Matteo Salvini ha ringraziato l'AISE, l'Interpol, la Polizia di Stato e le Forze dell'ordine, italiane e non, per l'enorme lavoro svolto che ha portato alla cattura del latitante.

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Ha aggiunto che "un deliquente di questo calibro non merita una comoda vita in spiaggia ma bensì la dura galera". Ha ringraziato il presidente Bolsonaro per il clima politico nettamente migliorato rispetto al passato grazie al suo nuovo governo brasiliano. "Il primo pensiero - ha continuato Salvini - va ai familiari delle vittime di questo pluriassassino, che per troppo tempo è stato protetto dalle 'sinistre' di mezzo mondo vivendo vigliaccamente sulle spalle dei crimini delittuosi che ha commesso.

E' finita la pacchia". Infine ha lanciato l'ashtag #dalleparoleaifatti. Così Salvini si è espresso subito dopo avere appreso la notizia.

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