Il ricatto via email che da alcuni giorni ha raggiunto la posta elettronica di numerosissimi utenti sta mietendo decine di vittime, nonostante le avvertenze sulla truffa diffuse dalla Polizia Postale. Il messaggio in questione fa credere al destinatario che sul suo computer è stato installato un virus in grado di attivare la telecamera del dispositivo e che i compromettenti filmati così ricavati saranno inviati a tutti i contatti del malcapitato.

Unico modo per evitare la diffusione del filmato sarebbe quello di pagare un riscatto in Bitcoin, la moneta elettronica che sta prendendo sempre più piede nelle transazioni per via informatica. Ma mentre risulta difficile individuare la provenienza del messaggio minatorio, ben più semplice è monitorare, attraverso un qualsiasi Bitcoin Block explorer, i movimenti sull’indirizzo indicato per il pagamento.

In soli 5 giorni, infatti, cioè dal momento in cui la Polizia Postale ha ricevuto le prime segnalazioni del tentativo di truffa, sul conto in questione risultano essere stati effettuate almeno 54 versamenti per un ammontare di oltre 14 mila dollari.

La truffa via mail è un ricatto

La email che in questi giorni viene spammata su moltissimi indirizzi di posta elettronica non è una novità nel suo genere.

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Si tratta, infatti, di una replica di quanto già verificatosi alcuni mesi fa, con un messaggio nel quale i destinatari vengono informati che il proprio sistema operativo e l’account di posta elettronica sono stati hackerati grazie all’installazione di un virus trojan che sarebbe riuscito, a detta dei cybercriminali, a registrare la cronologia dei siti visitati con conseguente minaccia di divulgare registrazioni compromettenti a tutta la lista email, a meno che non si decida di pagare un riscatto in bitcoin.

Seguono le relative istruzioni per il pagamento, incluso l’indirizzo. Ed è proprio inserendo questo indirizzo su un sito di Block Explorer che si possono misurare gli effetti del tentativo di ricatto sessuale in corso che vedono, al momento, già 54 vittime che hanno ceduto al panico versando ai cybercriminali l’importo richiesto affinché le presunte registrazioni in loro possesso siano cancellate.

Il ricatto viene reso maggiormente plausibile dal fatto che la email proviene dallo stesso indirizzo di posta elettronica del destinatario, accreditando quindi la tesi sostenuta di avere il controllo del dispositivo della vittima.

Cosa fare se si riceve un tentativo di estorsione via email: allarme e consigli della Polizia Postale

L’allarme diffuso dalla Polizia Postale, sia sul sito istituzionale che sulla pagina Facebook “Una vita da social”, dedicata proprio a questo tipo di comunicazioni, contiene anche i consigli per le azioni da intraprendere nel caso si ricevano email di questo tenore.

Innanzitutto, il consiglio degli esperti informatici della Polizia è quello di non farsi prendere dal panico, in quanto è estremamente improbabile che degli hacker siano riusciti ad installare un malware solo con l’invio di una mail, a meno che si si sia caduti in un tentativo di “phishing”. Per questo motivo, si rinnova il consiglio di non inserire mai i propri dati riservati e non cliccare su link o allegati di posta elettronica sospetti.

Il suggerimento, quindi, è quello di non pagare alcun riscatto in quanto l’hacker non dispone di alcun filmato e, in caso di pagamento, l’unico effetto sarebbe quello di incoraggiare un accanimento nelle richieste estorsive, volte ad ottenere ulteriore denaro.

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