Sarà il medico legale Salvatore Lorenzoni ad effettuare oggi, nel Dipartimento di Patologia forense dell’Università di Sassari, intorno alle 16 e 30, l’autopsia sul corpo di Diego Baltolu. Il 19enne di Alà dei Sardi, trovato morto, con un proiettile nel petto, di fronte all’abitazione della fidanzata, a Buddusò, intorno alle 2 della notte tra venerdì e sabato. Una morte che, almeno per ora, è ancora avvolta nel mistero.

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Anche perché i punti oscuri sono ancora tanti. Il primo riguarda il ritrovamento a poca distanza dal corpo senza vita del giovane di un’arma da fuoco, con la matricola abrasa. Di chi era? Della vittima o del possibile assassino? Dubbi che verranno in parte tolti dagli esami che i Carabinieri del Ris, il reparto di investigazioni scientifiche dell’Arma, faranno sul luogo del delitto. Per capire se quell’arma sia in effetti quella che abbia fatto partire il colpo mortale.

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Ma soprattutto se ci siano tracce di chi l’abbia impugnata. Le indagini, eseguite anche dai Carabinieri del comando provinciale di Sassari e dai colleghi della compagnia di Ozieri, sono coordinate dal pubblico ministero della Procura di Sassari, Beatrice Giovannetti. Entro questa sera – con ogni probabilità – ci saranno almeno i risultati dell’autopsia effettuata dal medico legale. Un esame che sarà utile per stabilire a che ora sia morto Diego Baltolu.

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Ma anche capire se ci siano altri segni sul corpo della vittima: insomma se prima di morire possa aver avuto una colluttazione. Nessuno infatti avrebbe sentito nulla. Nemmeno il colpo di arma da fuoco che ha tolto la vita al giovane.

Tanti punti oscuri

Secondo una prima ricostruzione l’allarme sarebbe scattato intorno alle 2 della notte, tra venerdì e sabato. A chiamare i soccorsi sarebbe stata la fidanzata del giovane, Rosalia Mandras, che si trovava all’interno della sua abitazione: Diego è stato trovato morto sulle scale d’ingresso.

I primi ad intervenire sono stati gli specialisti del 118, a bordo di un’ambulanza medicalizzata. Gli operatori, come sono arrivati sul posto, hanno immediatamente steso sopra il corpo del giovane una coperta termica, che avrebbe tenuto il corpo ancora caldo per parecchio tempo, facendo slittare l’orario della morte tra la mezzanotte e le due. Un particolare che ha acceso già da subito parecchi dubbi nella mente degli inquirenti.

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Se infatti il giovane fosse morto intono alla mezzanotte, sarebbe dovuto rimanere lì sugli scalini della casa della fidanzata per almeno due ore. Senza che nessuno se ne accorgesse e potesse lanciare l’allarme, che è scattato intorno alle due. Uno dei tanti punti oscuri sulla morte del giovane che gestiva un bar al centro di Alà, il “Don Diego”. Gli inquirenti in queste ore stanno cercando di mettere insieme tutti i tasselli di questa misteriosa morte che ha scosso due interi paesi: Buddusò e Alà dei Sardi.

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Il mistero si infittisce

Gli investigatori dei Carabinieri stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita di Diego Baltolu. Con certezza sanno che quella sera ha cenato in famiglia, ad Alà dei Sardi, a casa di uno dei fratelli. Da qui – dopo aver salutato – avrebbe riferito di rientrare nella casa dove vive insieme alla mamma. Ma lì non è mai arrivato anche perché sarebbe stato visto entrare, non si sa se da solo o in compagnia, in un bar di Buddusò. E poi l’ultima volta è stato visto e trovato cadavere di fronte alla casa della fidanzata, sempre a Buddusò. Particolari che non saranno trascurati dagli specialisti dei Carabinieri, anche perché Diego non guidava e non aveva un'automobile. E allora come è arrivato a Buddusò da Alà dei Sardi? Come ha percorso quei 16 chilometri che dividono i due paesi? Era in auto con qualcuno o qualcuno l’avrebbe ucciso da qualche parte e poi scaricato di fronte alla casa della fidanzata? Un regolamento di conti per qualche sgarro? O forse Diego sapeva qualcosa di troppo? Domande che otterranno una risposta dopo le indagini dei Carabinieri che stanno valutando anche un’altra pista. Il giovane infatti era figlio di Lucio Baltolu, volto noto alle forze dell’ordine, che si trova attualmente in carcere per reati legati al mondo della droga. L’uomo, 57 anni, quando era già in cella, era finito nell’inchiesta della Dda di Cagliari che stava indagando su un grosso traffico di droga tra la Campania e la Sardegna.

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