Da quando lo scorso 13 gennaio è caduto in quel maledetto pozzo, nessuno ha mai inteso la voce del piccolo Julen. ma dopo 11 giorni di odissea, familiari, gente del posto, soccorritori, preferiscono non pensarci. Pare giunto finalmente il momento di recuperare il bambino per restituirlo ai suoi genitori, vivo o morto. Sono appena iniziate le operazioni finali: si stima che entro 24 ore, otto minatori raggiungeranno il punto dove è rimasto intrappolato il bambino.

Juelen era caduto accidentalmente in una cavità non segnalata e senza protezione, mentre giocava nella campagna di Totalan, vicino a Malaga. Un luogo che resterà nella memoria collettiva.

Lavori, è iniziata la fase finale per recuperare Julen

Questa storia ha colpito il pubblico italiano perché ricalca la tragedia di Vermicino, alle porte di Roma. Nel giugno del 1981, il piccolo Alfredino Rampi cadde in un pozzo per uscirne, purtroppo, solo da morto.

Stavolta si vuole credere che il finale possa essere diverso, anche se le speranze di trovare Julen in vita sono sempre più flebili. Malgrado tutto, i genitori continuano a sperare: lo ha riferito oggi ai media spagnoli il portavoce della famiglia, Juan Jose Cortes.

A Totalan, dopo tanti intoppi e contrattempi, i soccorritori sfidando la natura ce l'hanno quasi fatta: è terminata la realizzazione del tunnel di circa 70 metri parallelo al pozzo, con tanto di tubo di metallo necessario al rinforzo del tunnel stesso.

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Cronaca Nera

A questo punto, la squadra di minatori dovrà scavare a mano una galleria orizzontale di quattro metri per procedere al recupero del bambino. Sempre che sia lì, perché da quando è caduto il piccolo non è stato ancora localizzato. Gli otto minatori pronti a calarsi a 70 metri in speciali capsule, lavoreranno in condizioni proibitive: in assenza di luce, spazio, ossigeno. In superficie, c'è una collina sbancata trasformata in un gigantesco cantiere.

Da giorni, in quel luogo ci sono telecamere provenienti da tutto il mondo puntate sul pozzo, i genitori stravolti che seguono i lavori, altri soccorritori, gente comune che spera e prega. Al suo arrivo sul posto, oggi la squadra speciale è stata accolta con grida di incitamento e applausi.

Pozzo di Totalan: avversità, indagini, polemiche e bufale

In questa storia assurda e drammatica non manca nulla: in principio, l'inverosimile caduta del bambino in una cavità larga appena 25 centimetri ma profonda 107 metri.

Poi, i continui e incessanti ostacoli ai soccorsi: la natura ha bloccato più volte i lavori, costringendo gli uomini a cambiare i piani e a ricominciare tutto da capo. Durante lo scavo parallelo a sette metri dall'obiettivo, è stata trovata roccia di granito non perforabile. Poi c'è stato l'errore umano: il tunnel scavato nei giorni scorsi era troppo stretto rispetto ai tubi. La Brigada de Salvamento Minero, corpo militare di soccorso in azione ora a Totalan che vanta cento anni di storia e di salvataggi in situazioni estreme, era pronta a intervenire già dal 15 gennaio, ma i continui imprevisti hanno ritardato la loro opera.

Giunti alla fase finale dei soccorsi, inizia quella dell'accertamento delle responsabilità. Il tribunale di Malaga ha avviato un'inchiesta che sta facendo emergere la presenza sul territorio di centinaia di pozzi illegali non segnalati. Il che significa che si potrebbe ripetere un analogo incidente. Non mancano le polemiche sul costo elevato dei soccorsi: ammonterebbero, finora, ad oltre 600 mila euro.

Polemiche messe a tacere da molti utenti sui social che non ritengono opportuno contestare le spese per il salvataggio di un bimbo innocente. Per completare la storia, ci sono state anche le bufale: qualcuno su social e Whatsapp, ha diffuso la notizia secondo cui José Rosellò, il padre di Julen, sarebbe stato implicato nella costruzione del pozzo in cui è finito il figlio oltre che in affari poco chiari. E' intervenuta la Guardia Civil con un tweet ufficiale a condannare la notizia "non plausibile, dolorosa e diffamatoria".

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