La guerra fredda edizione XXI secolo è stata servita sul piatto da Donald Trump. Vladimir Putin non è tipo da 'aut... aut' e la sua risposta a Washington era più che scontata. Se gli USA hanno annunciato l'uscita dal trattato Inf che, di fatto, ha vietato per oltre trent'anni la costruzione e la sperimentazione di armi nucleari a corto e medio raggio (gittata tra 500 e 5.500 chilometri), la Russia si allinea a questa decisione. L'annucio del Cremlino arriva da Putin in persona, stretto tra due fedelissimi come il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov ed il titolare del ministero della Difesa, Sergey Shoigu.

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Il presidente russo è una 'maschera' di gelida consapevolezza quando evidenzia che "la risposta della Russia ai partner americani non può che essere speculare: loro escono dal trattato e dunque lo sospendiamo anche noi. Si dedicheranno allo sviluppo di nuove armi, noi faremo lo stesso".

La fine del trattato può rappresentare una minaccia per l'Europa

Il trattato Inf, siglato a Washington l'8 dicembre del 1987 tra il presidente americano Ronald Reagan e l'ultimo leader dell'URSS, Mikahil Gorbaciov, ha praticamente posto fine alla guerra fredda, la contrapposizione che caratterizzò il mondo dal dopoguerra fino alla fine degli anni '80.

Vladimir Putin: 'Usa fuori dal trattato Inf? Lo sospendiamo anche noi'
Vladimir Putin: 'Usa fuori dal trattato Inf? Lo sospendiamo anche noi'

L'intesa si rese necessaria dopo la tensione tra le due superpotenze seguita alla 'crisi degli euromissili', i vettori installati da americani e sovietici in territorio europeo che potevano essere armati con testate nucleari. Una minaccia che adesso, con il trattato Inf diventato improvvisamente carta straccia, potrebbe tornare prepotentemente alla ribalta.

Accuse reciproche come ai tempi della guerra fredda

La motivazione adottata dall'amministrazione Trump per annunciare la fuoriuscita dal trattato del 1987 è stata ribadita dal segretario di Stato, Mike Pompeo.

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Secondo il punto di vista degli USA e degli alleati europei della Nato, la Russia avrebbe più volte violato gli accordi a partire dal 2014. Washington ha puntato l'indice sul missile Novator 9M729 che secondo il parere americano andrebbe contro i termini stabiliti dall'Inf, come caratteristiche e raggio d'azione. Vettore che, secondo la Nato, sarebbe già stato posizionato. L'amministrazione Trump ha dato ai russi 180 giorni di tempo per distruggere qualunque tipo di armamento che viola il trattato, Mosca ha sempre negato ed è passata al contrattacco.

Putin ha sottolineato che "gli americani sviluppano già da due anni armi vietate dall'Inf", ma nello stesso tempo ha ribadito che non intende chiudere le porte al dialogo. Di contro, non è disposto a cedere ad una sorta di ultimatum, per cui ha già reso noto che, se gli americani escono dal trattato, anche la Russia farà lo stesso. Tra le violazioni che il ministero degli Esteri del Cremlino ha contestato agli USA, c'è installazione delle piattaforme di difesa antimissile costruite in Polonia e Romania.

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'Kalibr' ed i nuovi razzi ipersonici: la risposta di Mosca

Vladimir Putin ha dunque evidenziato due progetti per nuove armi sui quali vuole concentrare l'attenzione. Il primo è la nuova versione di 'Kalibr', un missile da crociera costruito per essere lanciato dal mare e che, ora, dunque, potrà avere il suo 'gemello' terrestre. Poi la nuova generazione di razzi ipersonici, in grado di superare almeno cinque volte la barriera del suono. Quando il Cremlino li aveva mostrati per la prima volta la scorsa primavera aveva usato toni entusiastici: "Nessuno ci stava a sentire, ora ci ascolterete", aveva detto Putin.

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Adesso ai suoi ministri ha ordinato di non avviare nessun tipo di negoziato con gli USA. "Dovranno essere loro a capire che devono trattare in modo costruttivo e paritario".

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