"La morte di Imane Fadil, a livello tecnico-processuale, ci danneggia" ha affermato il legale di Silvio Berlusconi, l'avvocato Federico Cecconi. "Le dichiarazioni della giovane - ha fatto notare - entrano direttamente nel processo e ora non è più possibile fare il controesame". La giovane modella di origini marocchine - teste chiave del caso Ruby ter - è deceduta (in circostanze ancora tutte da chiarire) il primo marzo all’Humanitas di Rozzano, alle porte di Milano, dopo un lungo ricovero.

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La morte di Imane 'nuoce' alla difesa di Berlusconi

Oggi era in programma una nuova udienza del processo "Ruby ter" che vede imputati l'ex premier Silvio Berlusconi per corruzione di atti giudiziari e diverse "olgettine". I giudici avrebbero dovuto ascoltare Roberta Bonasia accusata di avere ricevuto un'ingente somma di denaro, 80mila euro, per scagionare il leader di Forza Italia relativamente alle "famose" serate ad Arcore, Imane Fadil (testimone chiave del RubiGate con Ambra Battilana e Chiara Danese) aveva chiesto di entrare come parte civile nel processo.

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I giudici della quarta sezione penale di Milano, oggi hanno comunque nominato Fadil come parte del procedimento. Prima di procedere al rinvio della tranche "Ruby ter", il presidente del collegio Giuseppe Fazio, ha infatti nominato anche la modella marocchina. In aula, per lei c'era il suo legale, l'avvocato Paolo Sevesi.

Ora, in seguito al decesso - forse per avvelenamento - della modella marocchina, le sue dichiarazioni entreranno direttamente negli atti del dibattimento.

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Cronaca Nera Silvio Berlusconi

A margine dell'udienza, l'avvocato Federico Cecconi, dunque, ha commentato che la morte di Imane Fadil "nuoce" alla difesa di Berlusconi in quanto dal punto di vista processuale e tecnico "determina una conseguenza negativa", poiché per i difensori sarà impossibile contro-esaminare la testimone in aula nel processo.

Tanti dubbi

Domani, mercoledì 20 marzo, con ogni probabilità verrà effettuata l'autopsia sul corpo di Imane Fadil.

I primi esami hanno confermato che nei liquidi biologici della giovane - entrata in clinica lo scorso 29 gennaio - c'erano metalli pesanti (antimonio, cadmio, cromo e molibdeno). Si spera, dunque, che l'esame, affidato alla dottoressa Cristina Cattaneo, esperta del caso Yara Gambirasio, possa chiarire i molti dubbi.

All'obitorio di Milano è stato imposto l'assoluto divieto di avvicinamento al corpo, anche per escludere, in maniera definitiva, il rischio di contaminazioni radioattive.

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Mentre la Procura ha avviato le indagini per "omicidio volontario", fonti giudiziarie, stamattina, hanno dichiarato che "l'ipotesi della morte per cause naturali ha pari dignità rispetto a quella dell'avvelenamento".

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