Un giorno in pretura: non si tratta del sequel della celebre commedia anni '50, e neanche di uno sketch. Corrado Guzzanti, popolarissimo attore, maestro della comicità, celebre per le sue imitazioni e parodie di personaggi celebri, come per le maschere di sua invenzione, è comparso ieri in un'aula del Tribunale di Roma ma non per recitare a soggetto.

In veste di parte offesa, è stato sentito per oltre tre ore per una presunta truffa subita dal suo ex manager e socio nonché amico, o almeno da lui ritenuto tale, Valerio Terenzio Trigona. L'impresario citato in giudizio deve rispondere di truffa in concorso con il suo braccio destro, Cesare Vecchio, presunto complice di un raggiro di almeno 400 mila euro, ma la cifra complessiva potrebbe essere ben maggiore.

I due avrebbero svuotato tutti i conti in banca del popolare attore.

Corrado Guzzanti, la deposizione

Compensi su un conto fittizio, interessi anch'essi inesistenti su titoli inventati, i conti quelli veri, invece, prosciugati: l'amico manager, con il compito di gestire gli importanti guadagni dell'attore, l'avrebbe cinicamente raggirato.

Al microfono in un'aula del tribunale monocratico di Roma, ieri Corrado Guzzanti, animale da palcoscenico abituato alle grandi platee, era visibilmente provato durante la sua lunga deposizione. Al giudice e al pm che gli ha fatto molte domande, ha raccontato del rapporto con Trigona, già manager di importanti personaggi del mondo dello spettacolo, quali Lucio Dalla e Gino Paoli, iniziato nel 1994 dopo essersi conosciuti nel corso di una trasmissione su Rai Tre, e concluso nel 2013.

Per Guzzanti, che amareggiato ha raccontato in aula i dettagli della truffa, l'amicizia con Trigona era talmente speciale, che in "totale fiducia" lo aveva delegato ad operare sui suoi conti e ad occuparsi anche del pagamento delle imposte. Non solo: Trigona, che è stato anche coproduttore di molti spettacoli di Guzzanti, con la complicità del factotum Vecchio, lo avrebbe convinto ad affidargli la gestione di una parte rilevante dei suoi guadagni, promettendogli di investirli in titoli tedeschi che avrebbero reso il 4% d'interesse.

Poi avrebbe consegnato rendiconti e prospetti falsi dei soldi che avrebbe dovuto dargli per i suoi spettacoli, e documenti che attestavano guadagni per 6,5 milioni di euro, apparentemente ottenuti con i titoli tedeschi. altrettanto fasulli. Intanto, il suo conto sarebbe stato prosciugato con una serie di prelievi, assegni e operazioni di giroconto fatti da Trigona e socio dal conto dello showman apponendo la sua firma falsa.

Una mole di debiti da pagare

Finché l'attore si è ritrovato sul lastrico. Un lungo sodalizio professionale, artistico, ma anche umano, è finito sei anni fa quando l'attore ha scoperto di avere un debito con l'erario di 900 milioni di euro, e l'ufficiale giudiziario si è presentato presso la sua unica casa a Roma con un avviso di pignoramento.

Allora, ha deciso di denunciare l'impresario. "Una vicenda che mi ha segnato dal punto di vista umano e professionale", ha spiegato nel corso dell’udienza, precisando che il trauma emotivo, più forte di quello economico, è ancora vivo. La vicenda gli ha causato per un lungo periodo, incubi notturni, scoppi di pianto nel sonno, difficoltà a sbarcare il lunario e a fare la spesa.

Persino comprare qualche scatoletta di tonno era diventato un lusso.

Truffe, la 'maledizione' dei vip

Come fosse una 'maledizione' che colpisce i vip. E' lungo l'elenco di personaggi famosi truffati. Proprio Sabina, sorella maggiore di Corrado, anni fa subì una truffa milionaria per opera di un broker, e con lei altri volti noti. L'ultimo grande raggiro, è quello che ha tra le sue vittime illustri il rocker Vasco Rossi, la presentatrice Federica Panicucci, l'ex soubrette Simona Tagli. Vasco Rossi ha destinato qualcosa come 2,5 milioni di euro per presunti investimenti proposti da banche su diamanti, presentati come bene rifugio senza rischio, proposti a prezzi gonfiati. Valevano la metà del prezzo d'acquisto.

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