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La segnalazione arriva da parte del Movimento del Cittadino. Si tratta di una truffa tanto semplice da realizzare quanto efficace e pericolosa. Il truffatore mette online un annuncio relativo alla vendita di un automobile. Trovato il compratore e concluse le trattative, una volta accordati sulla cifra, il sedicente venditore comunica di non aver bisogno di alcuna caparra. Chiede però, a riprova della vostra buona fede e per dimostrare l’intenzione di acquistare l’auto, una fotografia dell’assegno già compilato col quale procederete poi al pagamento. Presto fatto. L’immagine viene inviata tramite Whatsapp. Non serve altro, il malintenzionato stampa l’assegno in alta risoluzione e procede all’incasso; in molti casi la banca effettua il pagamento senza battere ciglio. Ecco che il denaro da virtuale è diventato magicamente reale, e il truffato scopre che dal proprio conto corrente sono spariti molti soldi.

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Ma chi è davvero responsabile?

È facile rispondere. I cassieri di una banca che considerano valido un semplice pezzo di carta, senza verificarne l’originalità, dovrebbero essere responsabili. Si tratta di una vera e propria negligenza che ha come effetto la realizzazione di un reato penale. Eppure basterebbe davvero poco per controllare. Ci sono numerosi sistemi anti-contraffazione che potrebbero venire in aiuto. La carta di un assegno autentico, ad esempio, presenta particolari caratteristiche che la carta normale non ha. È fluorescente, contiene una filigrana e simboli che cambiano colore in base al l’inclinazione verso la luce. Un po’ come succede per la carta delle banconote. Basterebbero pochi secondi per controllare la presenza di filigrana, oppure utilizzare una lampada a ultravioletti per verificare l’autenticità dell’assegno.

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Vittime colpevoli a metà

Fino ad oggi, in casi di truffa tramite fotografia di un assegno, sia la Cassazione che l’Associazione Bancaria Italiana dividono a metà le responsabilità. Una parte della colpa ricade sulla banca emittente che deve procedere a restituire metà della cifra alla vittima della truffa, ma quest’ultima viene considerata responsabile per incauto comportamento e per non aver preso le giuste precauzioni. Una responsabilità che viene divisa equamente tra banca e truffato. Una giurisprudenza da rivedere, almeno secondo Barbara Gualtieri, avvocato e presidente del Movimento del Cittadino di Firenze, che non considera paragonabile la mancata diligenza della vittima con la mancata professionalità dell’Istituto di credito.

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Si tratta di due figure molto diverse, con differenti competenze e conoscenze dei rischi. In attesa di una eventuale modifica della legge vigente è sempre meglio aprire bene gli occhi. Perciò niente dati sensibili comunicati su whatsapp, tanto meno agli sconosciuti. E soprattutto, mai inviare fotografie di documenti, carte di credito o assegni bancari. Come si dice in questi casi: uomo avvisato, mezzo salvato.