Quando, lo scorso 23 febbraio, Stefano Leo era uscito di casa per recarsi al lavoro, non immaginava certamente che di lì a poco sarebbe stato ucciso. Invece Stefano ha trovato la morte di fronte al Po, il fiume che passa per Torino. L'omicidio ha suscitato scalpore nella comunità torinese, e non solo, e per oltre un mese il nome e il cognome del killer del giovane Leo sono rimasti ignoti. Adesso la svolta.

Pubblicità
Pubblicità

Nelle ultime ore Said Mechaquat, 27enne marocchino naturalizzato italiano, ha confessato il misfatto, ha dichiarato che è stato lui a uccidere Stefano. Il movente è raggelante: Leo è stato trucidato perché troppo felice.

Segni della felicità sul volto di Stefano

Sul volto di Stefano Leo c'erano i tipici segni della felicità, segni che non sono sfuggiti nemmeno a Said che, stizzito da quella gioia, si è reso colpevole di un assurdo misfatto.

Pubblicità

Il marocchino era seduto su una panchina, sul Lungo Po Machiavelli, ed aspettava da circa 40 minuti qualcuno da uccidere, uno bianco, consapevole del fatto che trucidare un bianco avrebbe suscitato un clamore immane. Inoltre, Said aveva in mente di freddare uno della sua età, un italiano, uno che ha genitori e tanti amici. "L'ho scelto per quello", ha confessato nelle ultime ore il killer alle forze dell'ordine, riferendosi alla felicità di Leo, gioia che trasudava dalla sua espressione.

Non perdere le ultime news!
Clicca sotto sull’argomento che ti interessa. Ti terremo aggiornato con tutto quello che non puoi perdere.
Cronaca Nera

In effetti Stefano era felice davvero, era felice con se stesso e con gli altri, aveva conquistato una grande pace interiore dopo aver passato quattro anni in Australia, dove era venuto a contatto con diverse comunità religiose, aziende agricole e centri yoga. Lì in Australia Stefano era diventato "un'anima candida che accoglieva altre anime candide", come lo hanno definito di recente alcuni del Krishna Village Eco-Yoga di Eungella (Nuovo Galles del Sud).

Tutti erano impressionati dalla pace interiore di Leo, ne è rimasto impressionato anche Mechaquat. Questi ha affermato agli inquirenti: "Aveva un'aria felice e così l'ho accoltellato alla gola".

Mechaquat è frustrato: potrebbe uccidere nuovamente

Stefano Leo, 33 anni, era felice davvero, sorrideva sempre, sorrideva a tutti. Sorrideva anche lo scorso 23 febbraio, quando si stava recando al lavoro a piedi.

Pubblicità

Ascoltava la musica dalle cuffiette e si stava recando presso lo store K-way di via Roma, in cui prestava servizio in qualità di commesso da qualche mese. Una persona solare e felice si è imbattuta in una persona frustrata e infelice. Sì, perché il suo killer, di origini marocchine ma naturalizzato italiano, ha confessato ai militari di sentirsi demoralizzato. Non solo: Said ha affermato che sarebbe in grado di uccidere nuovamente.

Pubblicità

La frustrazione del 27enne è dovuta a numerosi eventi spiacevoli nella sua breve vita, tra cui l'abbandono della moglie, una donna italiana da cui ha avuto un figlio. Ai militari l'uomo ha riferito di aver pensato di togliersi la vita, poi ha cambiato idea ed ha ritenuto di uccidere un'altra persona, un soggetto giovane e felice. La mattina del 23 febbraio Said si è fermato davanti a una panchina, a pochi metri dal Po, e si è seduto. Ha aspettato oltre mezz'ora, ha cercato quello giusto, quello più gioioso, e quando ha visto Stefano non ha titubato: ha preso un coltello acquistato in un discount poco prima, con una lama di 20 cm, si è alzato e gliel'ha piantato nella gola. Dopo tanti sorrisi, tanta gioia e tante belle soddisfazioni, Stefano Leo è morto per mano di un coetaneo infastidito dalla sua estrema gaiezza.

Segui la nostra pagina Facebook!
Leggi tutto