Due anni di detenzione ciascuno a Lino e Rita Bottaro, genitori di Eleonora, morta a 18 anni per aver rifiutato di sottoporsi alla chemioterapia. La sentenza è stata emessa oggi dal tribunale di Padova. L'adolescente tra il 2015 e il 2016 si ammalò di una grave forma di leucemia, ma siccome i genitori erano e sono seguaci di Hamer, medico tedesco radiato dall'albo, fautore una teoria che non ha alcuna validità scientifica che considera il tumore come la manifestazione di un conflitto psichico, la ragazza non si curò, eccetto che con cortisone e vitamine, morendo dopo poco.

Se avesse accettato di sottoporsi alle metodiche ufficiali, probabilmente, avrebbe potuto salvarsi.

Per la Procura, plagiata dai genitori

Il 29 agosto del 2016, una settimana dopo aver compiuto 18 anni, Eleonora Bottaro morì dopo essersi ammalata un anno prima di una grave forma di leucemia. Su consiglio (imposizione, secondo la Procura) dei suoi genitori, la ragazza rifiutò di sottoporsi alla chemioterapia per aderire a un trattamento a base di cortisone e vitamine.

Il procedimento giudiziario nei confronti dei genitori è iniziato poco dopo il decesso della figlia, quando la procuratrice aggiunta Valeria Sanzari li ha iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio colposo aggravato dalla prevedibilità degli eventi.

Ma nel 2017, c'è stato un colpo di scena nell'iter processuale: il gup, Mariella Fino, ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non avrebbe cosituito reato. Secondo il giudice, la ragazza, sebbene fosse minorenne quando si è ammalata, avrebbe avuto capacità di decidere quale cura scegliere per sé, e i genitori avrebbero agito in buona fede, sia pure proponendole un metodo non riconosciuto scientificamente.

Ma a Ryke Geerd Hamer, morto a luglio del 2017, ideatore del protocollo 'alternativo', un tribunale tedesco ha revocato fin nel 1986 la licenza medica e la sentenza è stata riconfermata nel 2003. L'uomo, condannato più volte per esercizio abusivo della professione medica e frode, è stato inoltre più volte in carcere in Germania e Francia.

Dopo la sentenza del gup, la procura di Padova ha fatto ricorso e la Corte d'Appello, ribaltando la sentenza di primo grado, ha disposto il rinvio a giudizio di entrambi i genitori. Per la Corte, infatti, hanno manipolato la coscienza e la volontà della figlia, condizionando, se non inibendo, la sua libertà e non consentendole, di fatto, di informarsi liberamente e di ricorrere ad alcuna pratica terapeutica eccetto che quella, infondata, che loro ammettevano.

I medici che hanno avuto in cura la ragazza, ascoltati nel corso del processo, hanno raccontato di quanto l'ingerenza dei genitori non permettesse di avere un dialogo diretto con la paziente che, fino all'ultimo, ha rifiutato con intransigente ostinazione la chemioterapia che le avrebbe potuto dare buone possibilità di guarire.

Raffaella Giacomin, legale della coppia, ha fatto ricorso in Cassazione ma è stato respinto.

La mamma: "Non ho nulla da rimproverarmi"

Rita Bottaro, la mamma di Eleonora, a tre anni dalla morte della figlia, dopo la lettura in aula della condanna, ha detto di non aver nulla da rimproverarsi: "Lascio rispondere alle vostre coscienze", ha detto ai giornalisti, specificando di non essersi pentita di nulla e che rifarebbe tutto quello che ha fatto.

La donna, a differenza del marito che non è mai comparso in aula, ha scelto di essere presente a ogni udienza. "Io non ho nulla da nascondere, solo Dio sa cosa è veramente successo", ha riferito ai cronisti che le chiedevano se avesse maturato qualche riflessione autocritica sui tragici fatti che hanno portato alla morte della figlia.

Ha sostenuto di credere nella giustizia divina, non in quella terrena. Entrambi i genitori, si erano categoricamente opposti all’uso della medicina tradizionale sia nel Reparto di Oncoematologia di Padova, che all’ospedale nuovo di Schiavonia dove la figlia era stata ricoverata.