Alcuni lo avrebbero definito “metodo Foti” perché sarebbe stato ampiamente utilizzato dallo psicologo piemontese sui bambini coinvolti nell’inchiesta di Bibbiano, in realtà si chiama “metodo delle memorie represse” e sarebbe un metodo scientificamente molto dibattuto. La dichiarazione arriva dal dottor Corrado Lo Priore, intervistato durante la trasmissione UnoMattina Estate in onda su Rai1.

Il metodo utilizzato sui bambini di Bibbiano spiegato dallo psicologo forense Corrado Lo Priore

Durante la trasmissione UnoMattina Estate è stata approfondita una questione molto delicata relativa ai fatti di Bibbiano.

Il dottor Corrado Lo Priore, psicologo forense, ha chiarito come funziona la teoria della tecnica delle memorie represse: stando a quanto riportato durante la trasmissione (registrazione video resa disponibile dalla Rai sul canale Youtube), esiste una teoria che sostiene che il 20% dei bambini sarebbe abusato, ma non lo ricorderebbe. La tesi, molto in voga negli anni ’80, era già stata dibattuta in America nel decennio successivo e sarebbe stata smentita dalla comunità scientifica internazionale.

Secondo quanto riportato durante la trasmissione, lo psicologo dell'associazione "Hansel e Gretel" utilizzava tale metodo, formando operatori in Italia. Il dottor Corrado Lo Priore ha tenuto a chiarire che non esiste un “metodo Foti”, ma lo psicologo psicodrammatista piemontese avrebbe usato la tecnica delle memorie represse, nota nel settore e facente parte di quelle tecniche molto dibattute dal punto di vista scientifico. Il dottore ha asserito che, insieme ad altri colleghi, "già da tanti anni andavamo manifestando i rischi di queste cose" a proposito delle “controindicazioni di questo tipo di approcci”.

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Come funziona la tecnica usata dallo psicologo psicodrammatista

“La comunità scientifica ha affrontato questo metodo con un dibattito veramente intenso dagli anni ’90 - dichiara il dottor Lo Priore - Metodo che ne è uscito con le ossa rotte”. A questo punto, il dottore procede con un esempio tratto da un approfondimento del luglio dello scorso anno uscito su Famiglia Cristiana a proposito di un’indagine sul satanismo in Italia.

Un’indagine che lo psicologo forense definisce "strana" poiché interamente basata su una casistica portata dal dottor Foti al giornalista.

Che sarebbe rimasta senza contraddittorio. Nell'articolo del luglio dello scorso anno, quindi, si cita proprio il caso di una giovane donna con problemi relazionali su cui è stata usata la tecnica della memoria repressa. Il dottor Lo Priore, a questo punto, cita l’articolo riportando le parole della donna: “Ed ecco arrivare il dottor Foti. Grazie al suo aiuto cominciano a tornarmi alla mente delle immagini in cui avevo 4 o 5 anni”. Il ricordo della donna va alla sua tenera età in cui ricorda di essere stata portata dal padre in un palazzo antico, in una grande stanza in cui c’era un cerimoniere.

Da qui il racconto si interrompe per motivi di fascia oraria, anche se il dottor Lo Priore suggerisce come sia facile ipotizzare il resto della narrazione.

Il problema della validità scientifica dei racconti ottenuti con il metodo delle memorie represse

Il dottor Lo Priore focalizza chiaramente i contorni della questione: "Il problema è quale sia la validità scientifica di queste storie, perché poi vengono portate come se fossero elementi che devono insegnare la psichiatria". Secondo la teoria alla base di questa tecnica, nei bambini piccoli i traumi particolarmente gravi e soprattutto quelli sessuali potrebbero creare un effetto particolare per cui è come se "la mente si frazionasse in personalità multiple" dice l'intervistato.

"Oppure come se si creasse una sorta di zona compartimentata dove si possono mettere i ricordi troppo dolorosi e rimanere lì per tanti anni."

L’ipotesi sostenuta dal metodo delle memorie represse è che dopo tanti anni, anche decenni, questi ricordi possano essere fatti riemergere tramite l’utilizzo di terapie particolari. Lo psicologo forense non ha dubbi e dichiara: "Questa cosa è stata fortemente contrastata dalla scienza ufficiale. Noi non riteniamo che siano valide le memorie che emergono con questi trattamenti e soprattutto noi non riteniamo che sia possibile, come alcuni sostengono, che una larga fetta di popolazione giri con questa sorta di memorie nascoste nel cervello".

Proprio a Bibbiano, sempre la presidente del Cismai, in una conferenza aveva dato il dato che in Europa ci sarebbero 18 milioni di bambini abusati. Lo psicologo forense Lo Priore chiosa: "Questi sono dati ridicoli che si screditano da soli".

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