Ora andrà chiarito come sia stato possibile. Robert Lisowski, detenuto polacco di 32 anni, domenica 25 agosto è evaso beffando il 'fortino' di Poggioreale, carcere napoletano considerato, almeno fino a due giorni fa, inviolabile. Un mito sfatato dalla clamorosa evasione, avvenuta nella più classica delle modalità, con delle lenzuola calate da un muro di cinta.

La fuga è però durata meno di 24 ore: il polacco è stato catturato ieri nel corso di un'operazione congiunta di polizia e carabinieri a poco più di un chilometro di distanza dalla casa circondariale.

Eccetto un precedente tentativo, è la prima volta nella storia ultracentenaria di Poggioreale che un recluso sia riuscito a scappare.

La fuga

Robert Lisowski passerà alla storia del crimine per essere il primo, e forse d'ora in poi l'unico detenuto, evaso dal carcere napoletano di Poggioreale: una struttura costruita nel 1914 e ritenuta invalicabile. Da allora, mai nessuno era scappato. C'è riuscito il polacco, recluso per un omicidio, utilizzando la modalità più antica, da film: lenzuole annodate trasformate in fune.

Tanta astuzia abbinata a fortuna e a dettagli ancora tutti da scoprire, gli hanno permesso di compiere quella che sembrava una fuga perfetta.

Domenica scorsa, il detenuto con circa altri 200 reclusi si stava dirigendo scortato dalla polizia penitenziaria dal padiglione Milano alla cappella per partecipare alla messa. Non è ancora chiaro come abbia fatto, ma è riuscito ad allontanarsi senza farsi notare dalle guardie carcerarie, fino a raggiungere il muro di cinta che circonda la casa circondariale da cui si è poi calato con la corda improvvisata.

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Cronaca Nera

Come sia riuscito a procurarsi le lenzuola necessarie, ingombranti e pesanti, senza farsi scoprire, e poi a utilizzarle sfuggendo alle telecamere di sorveglianza puntate sia verso l'interno che verso l'esterno della struttura carceraria, è ora oggetto di indagine da parte della polizia penitenziaria che dovrà valutare anche eventuali complicità. Di certo, ha scelto la giornata migliore: una domenica agostana in cui il personale era ridotto sia per festività che per ferie.

E' atterrato su via Porzio, strada laterale che conduce al parcheggio riservato agli operatori del carcere e verso tribunale e centro direzionale, senza essere visto da nessuno. Ha poi continuato la fuga a piedi confondendosi tra i passanti. Ma è stata un'esperienza di poche ore.

La cattura

La Questura ha subito diffuso l'identikit dell'evaso, alto più di un metro e 80, magro, leggermente claudicante, carnagione chiara, barba incolta, sottolineandone la pericolosità.

Lisowski, arrestato il 5 dicembre 2018, è a giudizio con rito abbreviato per aver ucciso a coltellate un amico ucraino di 36 anni che per vivere faceva il manovale. Quest'ultimo era intervenuto a fare da paciere in una lite scoppiata con un italiano per degli apprezzamenti fatti dal polacco ubriaco a una ragazza.

Lisowski sembrava imprendibile, invece, ieri sera, esausto e intimorito, è stato bloccato in strada a corso Garibaldi, zona della stazione.

Era da solo, senza soldi, cibo e acqua, e se ne stava nascosto tra due auto con un piede dolorante per una ferita riportata durante la fuga. Ha chiesto un po' d'acqua e si è lasciato ammanettare, ed è stato portato prima in ospedale per essere medicato. Gli inquirenti erano certi che il fuggitivo avesse evitato di allontanarsi dalla città temendo controlli e posti di blocco. E così è stato. Il Questore di Napoli, Alessandro Giuliano, si è congratulato per il lavoro svolta in maniera tempestiva ed efficace dalla polizia in sinergia con l'Arma.

La polemica, il vero record è il sovraffollamento

Il vero record comunque non è l'evasione di un detenuto ma, con 2400 reclusi, quasi 1000 in più del previsto, a fronte di meno di 900 agenti, il sovraffollamento. A scriverlo sulla sua pagina Facebook in un post durissimo, è stato il cappellano del carcere, don Franco Esposito per denunciare la situazione di disumanità e violenza. Una condizione che, ha scritto don Franco, non consente alla struttura d'essere rieducativa e tantomeno di reinserire un detenuto nella società. "Con questo non sto assolutamente giustificando l’evasione di un pericoloso criminale", ha scritto il prete che domenica stava celebrando la messa mentre Lisowski fuggiva.

Inevitabile la polemica, anche da parte dei sindacati, secondo i quali l'accaduto era quasi annunciato perché l'organico ha una carenza di oltre 200 unità. Il segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria, Aldo Di Giacomo, nel corso di una conferenza stampa, ha chiesto provocatoriamente che l'istituto di pena sia abbattuto, avendo fallito il suo compito. Proprio lo scorso 16 giugno, c'è stata l'ennesima rivolta in carcere da parte di 220 detenuti. Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha disposto un primo trasferimento di 203 reclusi dalla sezione Salerno, ma non è che un primo timido passo in un contesto in cui in celle da quattro ci sono anche 12 persone.

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