L'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) ha confermato che la Casa Bianca ha dato il via libera alle operazioni di ritiro delle forze armate americane dal nord-est della Siria, al confine con la Turchia. Tutto ciò è avvenuto in seguito ad una telefonata tra il presidente Donald Trump e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan.

Il dietrofront statunitense, dunque, sarebbe un chiaro segnale di un'imminente invasione militare da parte dell'esercito di Ankara.

Fuori i terroristi dalla Turchia

Dal suo account Twitter, il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu ha ribadito la necessità di garantire l'unità del paese e di assicurare sicurezza e vivibilità alla Turchia, allontanando definitivamente i terroristi dalla regione.

Mustafa Bali, portavoce delle armate curdo-siriane, ha affermato la piena determinazione nel difendere la zona di frontiera nel nord-est della Siria, luogo dal quale le forze americane si stanno ritirando. La guerra, dunque, sembra ormai alle porte.

Il confine con la Turchia è un teatro di guerra

L'operazione militare di Ankara, dopo aver ottenuto il placet dalla Casa Bianca, punta innanzitutto sull'estradizione nei Paesi d'origine dei terroristi dell'Isis attualmente detenuti nelle carceri siriane.

Nello specifico, si tratta di circa 2.500 foreign fighter, e di almeno 10.000 miliziani catturati sia in Siria che in Iraq.

"È impossibile per noi tollerare ulteriormente le minacce di questi gruppi terroristici. L'operazione militare turca per prendere il controllo del nord-est della Siria potrebbe iniziare in qualsiasi momento". Queste le dichiarazioni del presidente turco Erdogan, il quale ha aggiunto che gli USA avevano già deciso di ritirarsi qualche mese fa, salvo poi procrastinare i tempi fino all'attuale annuncio di Donald Trump.

"Mettere in sicurezza i nostri confini eliminando gli elementi terroristici e garantire il ritorno sicuro dei profughi". Queste, in sintesi, le dichiarazioni di Ibrahim Kalin, portavoce del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il quale ha assicurato che continueranno i combattimenti contro Daesh (Isis) per far sì che non possa più tornare a minacciare l'intera zona.

La preoccupazione dell'Unione europea

L'Unione europea, preoccupata per i venti di guerra che soffiano lungo la Siria del nord-est, ha auspicato, tramite la portavoce del Servizio Europeo di Azione Esterna, Maja Kocijancic, che si arrivi ad una soluzione politica della questione, nel pieno rispetto della risoluzione ONU e degli accordi di Ginevra.

Inoltre ha ribadito il pieno sostegno dell'Ue alla sovranità ed alla integrità del territorio siriano: "Le rinnovate ostilità armate intensificheranno le sofferenze dei civili e rischieranno di danneggiare gli attuali sforzi politici".

Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha ribadito che ci sono stretti contatti con l'intelligence turca, ma al contempo ha smentito qualsiasi coinvolgimento diretto della Russia nell'operazione militare di Ankara: "L'integrità territoriale e politica della Siria deve essere garantita - ha rimarcato Peskov - è importante astenersi da qualsiasi azione che possa creare ostacoli sul percorso del processo di pace in Siria".

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