L'elicotterista di Kobe Bryant avrebbe ottenuto un permesso speciale per partire, quel maledetto 26 gennaio del 2020: una fitta coltre di nebbia circondava Los Angeles ed era pericoloso alzarsi in volo.

Dalla conversazione con uno dei responsabili dello scalo aereo di Burbank sono emerse le circostanze meteo sfavorevoli che potrebbero essere state la causa dell'incidente in cui hanno perso la vita il grande campione di Basket, la sua secondogenita Gianna Maria-Onore e ad altre 7 persone, tra cui un'amica e compagna di squadra della ragazzina, Alyssa, suo papà John Altobelli, allenatore dell'Orange Coast College e la moglie Keri, e Christina Mauser, assistente allenatrice di pallacanestro.

Kobe Bryant e l'ultimo volo

Volava a vista, l'elicottero di Kobe Bryant, negli istanti prima di precipitare al suolo, per un permesso speciale che gli era stato appena rilasciato, per verificare cosa ci fosse intorno e per permettere agli altri velivoli e personale di terra di localizzarlo. Il VFR, acronimo di Visual Flight Rules, il regolamento del volo a vista appunto, stabilisce l'impossibilità di operare in aria con una visibilità inferiore a 800 metri, e la fitta coltre di nebbia non permetteva certo di muoversi in sicurezza. Diversi voli erano stati sospesi e ritardati all'aeroporto di Los Angeles dal momento che le condizioni meteorologiche non rientravano negli standard minimi di sicurezza per il decollo e l'atterraggio.

Gli elicotteri delle forze dell'ordine erano tutti a terra proprio a causa delle avversità atmosferiche.

L'elicottero di Kobe precipitato contro una collina

Una volta uscito dall'area di competenza dello scalo di Burbank, il pilota ha dovuto decidere se continuare a volare in modalità Vfr oppure basarsi sulle proprie competenze personali.

Era un professionista di comprovata esperienza, aveva conseguito brevetto e licenza nel 2007 ed era abilitato anche all'insegnamento. Verso le 9.40, dopo aver sorvolato per un quarto d'ora circa la zona a Nord di Los Angeles, lungo la Statale 118, ha svoltato per dirigersi a Sud. Una scelta rivelatasi poi drammatica, a causa della conformazione montuosa verso cui si è diretto.

E proprio lì, gli sarebbe giunto l'avvertimento: "Volate troppo bassi". L'elicotterista avrebbe ripreso immediatamente quota, passando dai 365 metri in cui si trovava ai 609. Purtroppo però, di lì a poco, si sarebbe schiantato su una collina a circa 518 metri di altezza, senza possibilità di scampo. Stava procedendo ad una velocità di circa 298 km/h.

Le cause della tragedia di Kobe sono ancora oscure

Sono ancora ignote le reali dinamiche della tragedia, avvenuta nei pressi di Los Angeles. L'Ntsb, l'istituzione americana che conduce le indagini sugli incidenti di trasporto, sta ancora compiendo verifiche e accertamenti, supportata dall'ausilio dei federali dell'FBI: sono una miriade i detriti sparsi su circa 1.000 metri quadrati di colline.

Sicuramente, tra le concause, la nebbia ha contribuito a disorientare il pilota. Kurt Deetz, uno degli altri elicotteristi di Kobe Bryant, ha escluso categoricamente che l'incidente possa essere stato determinato da problemi meccanici.

Le reazioni in Italia alla morte di Kobe Bryant

La Federazione Italiana Pallacanestro ha previsto un minuto di silenzio su ogni campo da basket ed in ogni categoria per tutte le partite della settimana. Questo simbolico gesto rappresenta l'omaggio della Fip ad un campione che ha sempre portato l'Italia nel cuore e con il suo esempio ha incoraggiato tanti giovani ad appassionarsi al basket. A Reggio Emilia, per decisione del sindaco, gli sarà intitolata una piazzetta adiacente al Palazzetto dello Sport.

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