Due anni d'indagini della Dda di Roma la cui titolare dell'inchiesta, il pm Nadia Plastina, è arrivata alla conclusione. Per questo motivo sono state firmate delle ordinanze di custodia cautelare per 38 persone residenti a Roma e nelle province di Rieti, Viterbo, Latina e Lecce, per associazione a delinquere di stampo mafioso e riciclaggio di denaro. I destinatari di questo provvedimento sono i componenti di una banda che si è occupata, attraverso le estorsioni e le frodi telematiche, abbinate contestualmente al gioco d'azzardo, di riciclare attraverso degli investimenti mirati i proventi illeciti derivanti da queste attività.

L'operazione, denominata Jackpot, si è conclusa con successo decapitando definitivamente questa associazione criminale il cui capo è riconducibile a una vecchia conoscenza nel mondo della criminalità organizzata capitolina.

La mente dell'associazione era Salvatore Nicitra detto l'Ingegnere

E' stato definito il "quinto re di Roma Nord", ma in realtà è stato ben più di questo: ha imparato il crimine da giovane nella Banda della Magliana, un noto sodalizio criminale che negli anni 70 e 80 del secolo scorso a Roma ha dettato legge.

Il suo nome è Salvatore Nicitra, detto l'Ingegnere, originario di Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento. Nella capitale si è stabilito fin da ragazzo mettendosi a fianco di uno dei componenti storici della banda, Enrico de Pedis detto Renatino e da sempre è stato incaricato di seguire le attività del gioco d'azzardo per le sue capacità specifiche in questo settore. Ha sempre controllato, per conto della banda in passato e per suo conto negli ultimi anni, le zone di Primavalle, Casalotti, Montespaccato, Monte Mario e Aurelio.

Nicitra raggiunto dal provvedimento in carcere in quanto già detenuto

Del suo passato criminale si è sempre vantato in modo esponenziale, ma questa volta la sorte gli ha voltato le spalle: il gruppo da lui guidato dal carcere e che ha gestito le attività illecite prima menzionate è stato fermato dalle forze di polizia. Il provvedimento giudiziario gli è stato notificato in carcere, perché dal 2018 è stato condannato a scontare una pena per estorsione aggravata.

Ma il suo passato dentro le patrie galere è ben noto al sistema giudiziario, in quanto già nel lontano 1993 ha scontato alcuni anni di reclusione per tentato omicidio. Il sostituto procuratore capo facente funzione di Roma Michele Prestipino ha affermato che questa operazione ha permesso di poter scoprire e fermare in modo categorico una banda che agiva all'ombra di onesti commercianti che da qualche tempo erano vessati.

Il ruolo delle donne vicino all'ex boss della Magliana

Le persone a lui più vicine, che lo hanno aiutato a gestire il traffico delle macchinette mangiasoldi e altri giochi informatici in modo illegale, sono state essenzialmente quattro: la madre Francesca Inguanta in qualità di prestanome, la figlia avuta dal primo matrimonio Rita Nicitra, l'attuale compagna Chantal Anne Richard e Monica Lo Savio, sposata con un imprenditore di Fondi di nome Giovanni Nardone, anche lui arrestato in questa operazione dei carabinieri.

Per loro si è configurato il resto di concorso in associazione a delinquere, ma senza l'aggravante dell'appartenenza mafiosa. Ma tutte e quattro, a vario titolo, sono state delle importanti collaboratrici del criminale siciliano.

Come è stato concepito il sistema

Oltre alle persone fermate, per i militari dell'Arma è stato possibile anche mettere sotto sequestro giudiziario beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro. Questo sodalizio ha svolto la sua attività attraverso un sistema che è stato giudicato dagli inquirenti un vero e proprio metodo mafioso. Nei locali scelti dalle persone facenti capo al gruppo sono state installate delle slot machines, con tanto di autorizzazioni a corredo, gestite in maniera lecita delle società create dallo stesso Nicitra, tra cui una denominata appunto Jackpot, che ha dato il nome all'operazione.

Poi i sodali hanno inondato Roma Nord di altri macchinari elettronici truccati, come i totem, il lotto clandestino ed altro ancora, installati spesso nei locali dove già erano presenti le macchinette regolari. Le somme che sono state ricavate dalle gestione illecita del gioco d'azzardo sono state reinvestite in attività legali, come l'acquisizione di appartamenti o di attività di ristorazione in Italia e anche all'estero, in prevalenza Spagna, Austria e Francia. Ma adesso i 38 fermati devono dimostrare, con l'aiuto dei loro legali, l'infondatezza delle accuse a loro carico.

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