Unite in nome degli affari. Due famiglie criminali, una affiliata alla camorra e l'altra alle 'ndrine calabresi, sono state fermate dalle forze di polizia con arresti e perquisizioni in tutta Italia. Il centro del "malaffare " organizzato è stato individuato a Roma.
Nel corso dell'operazione che ha coinvolto decine di uomini dell'Arma dei Carabinieri del Comando provinciale di Roma, i quali hanno operato insieme ai colleghi delle altre province coinvolte, sono stati effettuati circa 33 arresti. Di fatto, è stata fermata una presunta joint-venture criminale che si sarebbe organizzata per immettere sul mercato un grosso quantitativo di sostanze stupefacenti nel corso degli anni.
L'operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma
L'operazione è stata gestita dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma che in questi mesi ha condotto le indagini, arrivando nella giornata del 4 febbraio ad emettere numerosi mandati di cattura che i carabinieri hanno prontamente eseguito. I provvedimenti hanno raggiunto le province di Roma, Napoli, Cagliari, Oristano, Reggio Calabria e Varese.
Non solo: il Gip ha chiesto ed ottenuto l'aiuto fondamentale della Guardia Civil, poiché alcuni degli indagati sono stati individuati in Spagna. Complessivamente, le persone arrestate sono state 33.
Il risultato dell'operazione 'Akhua'
Il procuratore capo facente funzione Michele Prestipino si è detto soddisfatto dell'andamento dell'operazione. Anche perché si tratta di due famiglie criminali che già da un po' di tempo stazionano nei quartieri romani di Tiburtino e Colli Aniene, ed ora ci si augura che grazie a quest'indagine e ai successivi fermi giudiziari non possano più nuocere.
Le famiglie in questione, il clan Ricciardo di Secondigliano e la 'ndrina di Rosarno, pare si fossero alleate per spartirsi la ricca torta del narcotraffico. Di conseguenza, fino al 2018 sarebbe stata stipulata una sorta di "pace mafiosa" per gestire le piazze di spaccio nella capitale. Uno dei presunti affiliati, Vincenzo Polito, facente capo ai calabresi, pare inviasse mensilmente in Sardegna circa 20 chilogrammi di cocaina proveniente dal Sud America, opportunamente raffinata.
I camorristi, invece, si sarebbero occupati dello smercio dell'hashish.
L'intervento delle forze dell'ordine, oltre a portare all'individuazione dei presunti responsabili, ha portato anche alla scoperta di un ingente patrimonio di oltre un milione di euro, tra cui spiccherebbero un gommone e una Ferrari. Sono state trovate, durante le perquisizioni nelle abitazioni dei fermati, anche numerose armi detenute illegalmente e copiose munizioni.
Sembra che tra gli indagati ci sia anche un esponente della Polizia di Stato, impiegato nel servizio della banca dati. La sua funzione per conto delle famiglie mafiose sarebbe stata quella di agevolare i sodalizi criminali per la loro attività. Al momento pare sia stato sospeso dall'incarico in attesa di ulteriori e approfonditi accertamenti.
Soddisfazione per l'esito positivo dell'operato delle forze di polizia impiegate è stata espressa anche dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, attraverso il suo profilo Twitter.