L’allarme coronavirus andrebbe ‘ridimensionato’, questo è l'opinione di Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell’Oms e consigliere per le relazioni dell’Italia con gli organismi sanitari internazionali, alle prese, in questi giorni, con la difficilissima emergenza Coronavirus, esplosa come una mina vagante anche nel nostro Paese. Proprio durante una recente conferenza stampa tenutasi a Roma dalla Protezione civile, il professore Ricciardi, in un suo intervento, ha sottolineato la necessità di affrontare la pericolosità della malattia nei giusti termini.

Allarme Coronavirus: cosa dice l’Oms

Siamo di fronte ad un grande allarme, di portata mondiale, ha spiegato il professor Walter Ricciardi, ribadendo nel suo intervento che è importante e giusto non sottovalutare il virus. Il problema andrebbe però, nello stesso tempo, posto in maniera adeguata anche in relazione ai pericoli legati ad una facile e possibile psicosi collettiva. Statisticamente, su cento persone contagiate dal virus ottanta guariscono in modo spontaneo, quindici possono essere coinvolte in problemi di Salute importanti e affrontabili in ambiente ospedaliero e solo il 5 per cento ha risvolti fatali e va incontro al decesso. Secondo Ricciardi, inoltre, gran parte delle persone decedute avevano già in corso condizioni di salute gravi e compromesse.

Anche il Direttore Generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ultimamente risposto alle notevoli pressioni, a livello internazionale, sulla necessità di pronunciarsi sulla possibilità che si tratti di una vera e propria pandemia. Secondo l' Organizzazione Mondiale della Sanità, usare allo stato attuale la parola ‘pandemia’ non rispecchia l’effettiva situazione a livello globale, rischiando di generare ulteriormente il panico e la possibilità di far perdere il controllo in un delicatissimo momento nel quale tutte le forze dovrebbero essere concentrate e convogliate per fronteggiare un eventuale ‘rischio’ di pandemia.

Coronavirus, i casi in Italia

L’ultimo bilancio in Italia parla di circa 316 casi, con un picco di 240 in Lombardia, oltre a 42 casi nel Veneto, 23 in Emilia Romagna, tre nel Lazio, tre in Piemonte, due in Toscana, uno in Liguria, uno in Sicilia e uno in Alto Adige. Sette i decessi, che riguarderebbero pazienti anziani già compromessi e indeboliti da altre patologie preesistenti.

In Lombardia sono stati registrati nuovi decessi che potrebbero essere attribuiti al coronavirus, ma l'assessore al Welfare Giulio Gallera, prima di pronunciarsi, attende che vengano accertate le motivazioni dei decessi da parte dell’'Istituto superiore di sanità.

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