Una tragedia che ancora fa discutere. L'elicottero che domenica scorsa si è schiantato a Calabasas, nei pressi di Los Angeles, provocando la morte della leggenda del Basket mondiale Kobe Bryant, di sua figlia Gianna e di altre sette persone non sarebbe dovuto partire alla volta dell'Academy dove la piccola Bryant, stella nascente di appena 13 anni, avrebbe dovuto disputare una partita.

L'elicottero non doveva partire: il dramma della morte del campione

Sono passati alcuni giorni dal terribile schianto che ha sconvolto il mondo dello sport e non solo e ancora si sta provando a capire la causa che ha portato alla morte di Kobe Bryant, di sua figlia Gianna e di altre sette persone.

Secondo quanto emerge da alcune fonti, tra cui il 'New York Times', l'elicottero 'Sikorsky S-76B' su cui stavano viaggiando Kobe Bryant e gli altri passeggeri non avrebbe dovuto spiccare volo a causa delle limitate condizioni di visibilità al momento della partenza.

Il regolamento di volo della compagnia di noleggio a cui apparteneva l'elicottero di Bryant, riferisce il 'Times', afferma che i piloti sono autorizzati a volare solo ed esclusivamente nel caso in cui riescano a vedere in maniera limpida fuori dal velivolo.

Situazione che non si è verificata e che ha portato, con ogni probabilità, allo schianto fatale.

Il pilota non era preparato a volare in quelle condizioni meteo?

Tra le varie voci che si rincorrono circa la causa dello schianto c'è anche quella legata alle capacità del pilota di origini armene, Ara Zobayan, forse non troppo abituato a volare in quelle particolari condizioni meteorologiche, visto che solitamente la zona delle colline Calabasas è soleggiata e che non c'è l'obbligo, per i piloti di quella zona, di ottenere la cosiddetta certificazione per il volo strumentale, poiché è considerato semplice volare a bassa quota nel Sud della California.

Tra l'altro lo stesso pilota aveva assicurato via radio, poco prima di partire, che secondo lui c'era visibilità sufficiente per effettuare il viaggio, segno che probabilmente la situazione sia peggiorata con il passare del tempo senza che lui riuscisse a porvi rimedio e ad evitare il peggio.

L'NBA cambia l'All Star Games in onore a Kobe Bryant

In memoria del leggendario ex numero 24 dei Lakers, l'NBA ha annunciato alcune importanti novità che riguarderanno i prossimi All Star Games del 16 febbraio a Chicago.

I primi tre quarti della supersfida tra le grandi stelle della pallacanestro americana inizieranno tutti dal punteggio di 0-0 e la squadra che risulterà vincitrice in ciascun periodo di dodici minuti regalerà un assegno di centomila dollari ad un ente di beneficenza di Chicago in onore proprio all'ex, tra le altre cose, premio Oscar per il miglior cortometraggio d'animazione del 2018.

Il quarto ed ultimo tempo della partita, invece, si disputerà senza tempo e lo conquisterà chi aggiungerà 24 punti, come il numero di maglia cha ha reso grandissimo Bryant coi Lakers, al totale dei tre quarti disputati.

Non sono esclusi altri tipi di tributi in omaggio alla leggenda della pallacanestro, che ha lasciato la moglie Vanessa e altre tre figlie, ma non sono stati ancora annunciati.

Segui la pagina Cronaca Nera
Segui
Segui la pagina Basket
Segui
Segui la nostra pagina Facebook!