Lo Stato di New York ora ha più casi di Coronavirus confermati rispetto a qualsiasi altro paese al mondo: sono quasi 150.000. Ci sono stati 779 decessi attribuiti al coronavirus nelle ultime 24 ore nello stato di NY, in aumento rispetto al giorno precedente, segnale che il picco dell’epidemia ancora non si mostra.

In appena due settimane hanno superato l'Italia: lo Stato di New York ora ha più casi di coronavirus rispetto al nostro paese e, come l’Italia in Europa, New York ha avuto la sfortuna di essere al primo posto negli USA dove il virus si è profondamente diffuso. Nelle settimane scorse è deceduto anche un bambino di un anno.

A New York oltre 6200 persone sono morte a causa del coronavirus, secondo le stime delle autorità competenti. Per quanto siano già orribili le cifre ufficiali riguardanti i decessi, probabilmente sono dati sottostimati, che non tengono conto delle persone che muoiono in casa a cui nessuno ha fatto il tampone e che quindi non rientrano nei dati ufficiali sui decessi per coronavirus.

Secondo il sindaco Bill de Blasio, che mercoledì mattina ha rilasciato un’intervista alla CNN, sarebbero circa 100/200 le persone che muoiono in casa presumibilmente a causa del virus. In un periodo normale senza pandemia, secondo il consigliere comunale Mark Levine, le morti in casa si aggirerebbero intorno ai 25 decessi, ha scritto su Twitter, ma riferisce anche che il dipartimento della salute basa il conteggio sui casi di virus confermati e, suggerisce il consigliere, che molti decessi per il virus sarebbero andati persi.

Inoltre i neri e gli ispanici di New York hanno circa il doppio delle probabilità di morire per il virus rispetto ai bianchi, secondo i dati preliminari pubblicati mercoledì dalla città.

Il sindaco Bill de Blasio ha detto all'inizio di mercoledì che le disparità riflettono la disuguaglianza economica e le differenze nell'accesso alle cure sanitarie.

Ritardi e possibilità mancate nella lotta contro il virus a New York

Alla fine di febbraio una donna di 39 anni torna a New York dopo un viaggio in Iran. Il primo marzo è risultata positiva al virus: il primo caso confermato a New York City. Già si conosceva la situazione dell’epidemia che aveva devastato la Cina ed alcune parti d’Europa.

Il giorno seguente il governatore Cuomo in una conferenza stampa con il sindaco de Blasio, avevano promesso che gli investigatori sanitari avrebbero rintracciato ogni persona che viaggiava sul volo della donna, ma alla fine non l’hanno mai fatto.

Per molti giorni dopo il primo test positivo - mentre il coronavirus si diffondeva silenziosamente in tutto lo Stato - Cuomo e de Blasio proiettavano la fiducia che l’epidemia sarebbe stata prontamente contenuta, che ci sarebbero stati dei casi di contagio ma che gli ospedali di New York erano tra i migliori al mondo e che il virus non li avrebbe colpiti in modo così grave, com’è successo in altri paesi. Il sindaco in particolare aveva dichiarato che New York stimava il miglior sistema sanitario del mondo, ha anche aggiunto la frase “scusate la nostra arroganza da newyorkesi”.

Questo è successo il 2 marzo scorso. Purtroppo andando contro le previsioni fatte, ad oggi New York City e periferia sono diventati l’epicentro della pandemia negli USA. Secondo il “New York Times” i primi sforzi fatti dalle istituzioni newyorkesi per arginare l’epidemia sarebbero stati ostacolati da una guida confusionaria, da avvertimenti non ascoltati, da decisioni ritardatarie o da lotte politiche.

NY al collasso

Qualche giorno fa si parlava anche della potenziale emergenza delle sepolture a New York, dovuta al notevole numero di vittime da coronavirus. In extremis, se si dovesse creare una saturazione degli obitori, come piano di emergenza si potrebbero creare delle fosse comuni in alcuni parchi della città, solo nel caso in cui gli obitori non fossero più in grado di accogliere i corpi.

Altra emergenza nella Grande Mela riguarda i trasporti pubblici

Il servizio di trasporti della città di New York, gestito dalla società MTA, vede una drastica carenza di organico a causa del virus. Infatti l’agenzia ha una carenza di personale di circa 6000 dipendenti contagiati o che si sono messi in auto quarantena: sono circa 1500 i lavoratori che sono risultati positivi al virus e circa 5600 persone si sono messi in auto-quarantena perché mostrano i sintomi dell'infezione. Purtroppo il conto dei decessi nell’organico aziendale è di 41 morti, alimentando anche una discussione sul fatto che, secondo alcune dichiarazioni dei lavoratori dell’agenzia, i funzionari della società MTA, avrebbero reagito tardi nella tutela dei lavoratori, avrebbero respinto le preoccupazioni dei loro dipendenti e non hanno fornito loro l’equipaggiamento necessario per la protezione personale e per la pulizia degli ambienti di lavoro.

A causa quindi della forte mancanza di personale la società non ha abbastanza forza lavoro per garantire la continuità del normale servizio di trasporti.

I funzionari della società MTA hanno però dichiarato di aver agito il più rapidamente possibile per proteggere i lavoratori, infatti sottolineano che è attuata una sterilizzazione dei vagoni metro e degli autobus che avverrebbe tutt’ora, ogni tre giorni.

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