Ancora disordini a Hong Kong, nella ex colonia britannica, ceduta alla Cina nel 1997. La polizia cinese ha arrestato più di trecento persone che manifestavano per difendere la libertà di espressione. I contestatori si oppongono anche all'estensione a Hong Kong della legge cinese sulla sicurezza nazionale e a quella, in progetto, che vuole imporgli il rispetto dell'inno nazionale.

La maggior parte degli ultimi arresti, per manifestazione non autorizzata, sono concentrati nel quartiere di Mong Kok. Ma alcuni scontri tra migliaia di manifestanti e la polizia si erano già verificati domenica scorsa, in risposta all'annuncio di Pechino relativo alle proprie intenzioni.

Hong Kong, laboratorio della dottrina 'un paese, due sistemi'

La metropoli asiatica passò alla Cina in base a un accordo con il quale Pechino si impegnò a mantenere per altri sessant'anni l'ordinamento giuridico e il sistema economico esistente sotto il regime britannico. Per tale trattato, si coniò la formula 'un paese, due sistemi' che Pechino vorrebbe estendere, in futuro, anche a Taiwan.

Negli ultimi mesi, però, le tensioni in questo centro finanziario mondiale sono alle stelle. Secondo quanto riportato dai giornali locali ci sarebbero stati scontri anche nell'importante Portland Street tra reparti antisommossa e manifestanti in possesso di bottiglie Molotov. La polizia avrebbe bloccato la strada con barriere di plastica riempite d'acqua.

Secondo quanto riportato dai giornali e dai social media, sembra che l'intenzione dei manifestanti fosse quella di circondare il Consiglio legislativo per costringerlo al mantenimento dello status quo. Così era stato fatto il 12 giugno 2019 quando oggetto del contendere era una contestata legge sull'estradizione verso la Cina continentale.

Le ultime, informazioni, tuttavia, riferiscono dell'avvenuta approvazione della legge sulla sicurezza nazionale.

Hong Kong nuovo motivo di attrito tra Washington e Pechino

I disordini a Hong Kong sono comunque divenuti, negli ultimi mesi, un'altro motivo di attrito e di contrapposizione politica tra Cina e Stati Uniti.

In una conferenza stampa, Donald Trump ha dichiarato che, nei prossimi giorni, avrebbe annunciato alcune misure nei confronti della potenza rivale asiatica. Secondo taluni osservatori, non è escluso che possa trattarsi di nuove sanzioni economiche.

In caso di sanzioni o quant'altro da parte degli Usa, il ministro degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha però ribadito che Pechino avrebbe adottato “le contromisure necessarie”. Ha inoltre puntualizzato di non tollerare interferenze per quanto riguarda la situazione di Hong Kong.

Secondo Lijian, i rapporti con l'ex colonia britannica sono esclusivamente un affare interno della Cina perché il centro finanziario internazionale è da oltre vent'anni sottoposto alla sovranità cinese.

Tale considerazione farebbe parte integrante del principio 'un paese, due sistemi' che Pechino non vuole assolutamente rimettere in discussione.

L'apprezzamento russo alla Cina per la situazione di Hong Kong

Infine, il Ministro degli esteri cinese ha lanciato una “bordata” verso il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, Robert O'Brien, che aveva criticato i recenti progetti di Pechino su Hong Kong. Il fatto che gli Stati Uniti, pur tenendo in gran conto la propria sicurezza, vogliano interferire in quella degli altri Stati, secondo Lijian, dimostra quanto siano “sinistre” le intenzioni della Casa Bianca.

In questa diatriba, non è mancato il comunicato del Cremlino. Il responsabile russo della Politica Estera, Sergei Lavrov, si è infatti espresso a favore di Pechino, per quanto riguarda la situazione di Hong Kong.

Secondo Mosca, ha eletto il capo della diplomazia russa, la vertenza riguarda esclusivamente gli affari interni della Cina.

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