Alessia Ortense, la trans deceduta qualche settimana fa a Pescara, sulla lapide è tornata ad avere il nome che aveva scelto per la vita. Il caso aveva suscitato l'indignazione delle associazioni Lgbt quando alla sua morte, il nome sui manifesti compariva come Dino, quello dell'anagrafe. Adesso la famiglia ha rimediato, rispettando la scelta di riconoscerla come donna e spiegando che il nome di battesimo sui manifesti non era stata una loro decisione.

La famiglia di Alessia non aveva scelto di riportare il nome di battesimo sui manifesti

Quando qualche settimana fa a 46 anni si è spenta Alessia, sui manifesti era comparso il suo nome di battesimo: Dino.

La decisione aveva sollevato diverse polemiche da parte di associazioni e amici, indignati dalla mancanza di rispetto per la scelta della trans, non riconoscendo il nome che aveva scelto da molto tempo ormai. I familiari, distrutti dal dolore della perdita non avevano preso alcuna decisione in merito, come hanno fatto sapere al quotidiano Il Messaggero. La mamma e il papà della defunta hanno spiegato che la loro condizione economica non avrebbe permesso manifesti e funerali se una persona di buon cuore non avesse preso in carico la faccenda. "Senza l'intervento di questa persona generosa, la nostra amata figlia non avrebbe avuto alcun manifesto". La scelta del nome di battesimo, "Dino", dunque, non è dipesa dalla famiglia di Alessia.

Luxuria condivide la foto della lapide di Alessia Ortense

Adesso, sulla lapide si legge il nome che la defunta aveva scelto per la vita, rispettando quindi la sua volontà. Del caso si erano occupate diverse associazioni e anche Vladimir Luxuria ha voluto condividere su Twitter la foto della lapide con il nome corretto.

"Un grande segno di rispetto che onora i familiari sinceramente affranti per l'errore", ha scritto sul social la ex deputata, da sempre in prima linea nella battaglia a favore dei diritti civili. Daniela Lourdes Falanga, attivista che aveva sollevato il caso sui social network, ha fatto sapere di aver ricevuto la foto della lapide dal cognato di Alessia, Cristian.

L'uomo, in lacrime ha spiegato in una lettera la situazione di lutto che non ha permesso alla famiglia di pensare alle formalità, a causa della distrazione che il dolore aveva portato. Non c'è stata quindi nessuna mancanza di rispetto nei confronti di Alessia Ortense, ma solo un profondo dolore che ha offuscato la lucidità di chi le voleva bene ed accettava con rispetto la sua scelta di vita.

Daniela Lourdes Falanga ha voluto ricordare gli altri casi in cui invece la famiglia della defunta non ha rispettato volutamente la scelta di identità di genere, affinché simili episodi non accadano più.

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