Arresti illeciti, droga sequestrata e rivenduta attraverso un giro di spaccio controllato, pestaggi ai pusher non 'allineati', festini con escort in caserma, soldi dello spaccio custoditi nella cassaforte dell'ufficio: avrebbero violato sistematicamente le leggi dello Stato di cui avrebbero dovuto garantire l'osservanza, i dieci militari, sei arrestati e quattro indagati, al centro di un'inchiesta senza precedenti che imbarazza l'Arma. Per la prima volta nella storia italiana, è stato sequestrato un presidio di legalità, la caserma Levante di via Caccialupo al centro di Piacenza. Oggi si sono svolti in carcere i primi interrogatori di garanzia di due tra gli arrestati.

L'appuntato 37enne Giuseppe Montella, considerato dagli inquirenti il capo della banda dei carabinieri infedeli, sarà interrogato domani.

Sono gravissime le accuse contro i carabinieri arrestati: traffico e spaccio di stupefacenti, ricettazione, estorsione, arresti illegali, tortura, abuso d'ufficio e falso ideologico. Reati commessi dal 2017, ma i più gravi, secondo quanto spiegato dal capo della Procura di Piacenza, Grazia Pradella, sarebbero stati commessi durante il lockdown. L'inchiesta avviata sei mesi fa, è tutt'altro che conclusa: la Procura indaga sulla catena di comando. Ipotizza responsabilità che, oltre alla Compagnia Piacenza da cui la 'caserma della vergogna' dipende direttamente, coinvolgerebbero il Comando provinciale e il Comando della Legione Emilia Romagna.

Carabinieri arrestati, perché la caserma è stata sequestrata

Il sequestro della caserma Levante, secondo gli inquirenti era inevitabile dovendo portare avanti un'inchiesta dalle dimensioni enormi, e garantire che nulla possa essere sottratto da un potenziale campionario enorme di prove. Vanno verificati gli ordini di servizio delle operazioni dell'appuntato Montella e dei colleghi, come i registri delle uscite: per i magistrati, serviranno a capire se e quanto i superiori sapessero di come veniva gestita la caserma, se gli arrestati siano stati coperti e tutelati o meno.

Inoltre, nella caserma sequestrata, gli inquirenti cercheranno con il luminol tracce ematiche di persone fermate che sarebbero state picchiate.

Ci sarebbero stati arresti illeciti usati come merce di scambio con i superiori, ai quali i carabinieri arrestati avrebbero permesso di fare carriera ottenendo in cambio l'impunità.

Il maresciallo a capo della stazione, Marco Orlando, e il maggiore comandante della compagnia, Stefano Bezzeccheri, entrambi indagati sono stati sospesi dal servizio. L'inchiesta della magistratura, partita proprio grazie a un carabiniere che aveva denunciato alla polizia locale fatti avvenuti in caserma dal 2017, evidenzierebbe gravi complicità interne all'Arma. In un'intercettazione, il maggiore Bezzeccheri rivolgendosi a un maresciallo di un'altra stazione parla della necessità di ridimensionare "quelli della Levante perché si sono allargati un po' troppo". Secondo il gip Luca Milani, il maggiore, ossessionato dalla prospettiva di far carriera, sarebbe stato sempre informato delle operazioni svolte, non avrebbe sollevato eccezioni, anzi si sarebbe complimentato con i sottoposti.

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Anche il Comando generale dell'Arma ha avviato un'inchiesta per accertare responsabilità, comprese quelle eventuali di tre comandanti provinciali che si sono avvincendati negli ultimi tre anni.

Carabinieri arrestati, il sospetto sugli encomi solenni

Nel difficile caso, agli occhi degli inquirenti tutto diventa sospetto, anche gli encomi solenni. Nel 2018, in occasione della Festa dell'Arma, il comandante della caserma oggi indagato, riceve gli onori dei superiori. Gli uomini della sua stazione di Piacenza Levante ricevono, a loro volta, un attestato per i risultati conseguiti soprattutto nell'attività di contrasto al fenomeno di spaccio di sostanze stupefacenti.

Dalle intercettazioni sembrerebbe che l'appuntato Montella avesse un rapporto di confidenza con il maggiore Bezzeccheri che lo avrebbe spinto a fare più arresti perché in gara con le compagnie limitrofe, in cerca di riconoscimenti e onori.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, Montella e colleghi avrebbero avuto un sistema collaudato per arrestare illecitamente spacciatori. La procuratrice Pradella ha chiesto il sequestro della copia dei certificati di encomio per gli arresti, operazioni che avrebbero avvantaggiato le carriere di molti. Gli inquirenti non si aspettano una grande collaborazione dall'appuntato Montella, il cui tenore di vita era molto al di sopra dei redditi dichiarati, che non avrebbe manifestato alcun cedimento emotivo. Contano sugli altri militari che, invece, al momento degli arresti e dell'ingresso in carcere hanno pianto e si sono disperati.

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