Un rapinatore di 17 anni è rimasto ucciso in un uno scontro a fuoco con la polizia nella notte tra sabato 3 e domenica 4 ottobre a Napoli. Due malviventi a bordo di uno scooter, armati e con il volto nascosto dalle visiere dei caschi, stavano tentando di rapinare tre giovani che erano in un’automobile fra via Duomo e via Marina, nel rione Forcella, quando è sopraggiunta una pattuglia della Squadra mobile. A quel punto i poliziotti sono intervenuti, intimando l’alt ai due ragazzi, ma uno di questi avrebbe puntato la sua pistola contro l’auto della polizia, scatenando la reazione degli agenti. Questa sarebbe una prima ricostruzione dei fatti, su cui sono in corso delle verifiche degli inquirenti.

Nel conflitto a fuoco un rapinatore, C.L., è rimasto a terra, morto sul colpo, mentre il complice di 18 anni è stato accompagnato in ospedale e, successivamente, in Questura, per essere ascoltato dal pm Raffaello Falcone, prima di essere arrestato.

Anche i tre ragazzi rapinati sono stati sentiti dagli inquirenti: i due giovani sullo scooter avrebbero bloccato la loro auto e, armati di pistola, avrebbero cercato di derubarli, quando è arrivata la polizia.

Le indagine sulla morte del rapinatore

La Squadra mobile sta cercando di ricostruire i dettagli ancora poco chiari della vicenda: in particolare si vuol capire se i due ragazzi fossero da soli o in compagnia di altri complici alle 4:30 di notte, quando hanno deciso di rapinare i tre ragazzi in auto.

Il loro scooter, risultato rubato, e la pistola utilizzata sono stati sequestrati dagli investigatori, che nella mattinata di domenica hanno effettuato un nuovo sopralluogo nella zona della tragedia per cercare di ricostruire i movimenti dei due.

Nel frattempo si è appreso che il 18enne complice del rapinatore ucciso è il figlio di Gennaro De Tommaso, meglio conosciuto come "Genny, a’ carogna", ex capo ultrà nella curva del Napoli.

La questura partenopea non ha rivelato il nome del giovane, che comunque è stato arrestato.

Il rapinatore era con il figlio dell’ultrà ‘Genny, la Carogna’

Gennaro De Tommaso, uomo originario di Forcella, era balzato alle cronache per la protesta che il 3 maggio del 2014 stava per far sospendere la finale di Coppa Italia presso lo stadio Olimpico di Roma tra Fiorentina e Napoli, in seguito al ferimento e al successivo decesso, dopo una lunga agonia, del tifoso Ciro Esposito, residente a Scampia, raggiunto a Tor di Quinto da un colpo di pistola sparato dal romanista Daniele De Santis.

In seguito a quei fatti, “Genny, la Carogna” è stato colpito da un Daspo che lo ha obbligato a stare lontano dai campi di calcio per otto anni. L’ultrà è stato condannato nel 2018 a 18 anni di carcere per traffico internazionale di stupefacenti; già in passato i giudici gli avevano inflitto una pena di 10 anni, poi ridotti a otto, sempre per reati legati allo spaccio di droga. De Tommaso è sottoposto a un programma di protezione da quando ha deciso di collaborare con la giustizia.

Anche il figlio 18enne era interessato al provvedimento, ma nell’agosto del 2019 era stato fermato e denunciato perché era stato sorpreso in strada con un’arma, un coltello a serramanico, nascosta negli slip. Il ragazzo era stato anche accusato di resistenza a pubblico ufficiale, dopo un tentativo di fuga.

Le reazioni alla morte del rapinatore 17enne

Nel frattempo la città è scossa per l’ennesimo episodio di Cronaca Nera, avvenuto solo sette mesi dopo l’uccisione del rapinatore 15enne Ugo Russo da parte di un carabiniere che il ragazzo voleva derubare con la complicità di un amico.

Il questore del capoluogo campano Alessandro Giuliano ha voluto riportare in una dichiarazione le parole del capo della Polizia Franco Gabrielli, che sta seguendo la vicenda e si dichiara vicino a tutte le forze dell’ordine impegnate quotidianamente in un contesto nel quale la criminalità è ampiamente diffusa e molto pericolosa.

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