Nel cimitero Flaminia di Roma, Francesca Tolino, una madre che ha perso il suo bambino a cinque mesi di gravidanza, ha scoperto la tomba del feto riportante il suo nome. "Nessuno mi ha chiesto della sepoltura, lo scopro ora", ha dichiarato la donna in lacrime. E non sarebbe l'unico caso: nel cimitero romano dal 2016 ad oggi ci sono centinaia di tombe di feti abortiti col nome delle madri dei bambini 'mai nati'.

La storia di Francesca Tolino

Francesca ha perso suo figlio per dei problemi cardiaci riscontrati durante la ecografia morfologica, ma mai avrebbe immaginato che l'avrebbero seppellito col suo nome, senza dirle nulla.

Arrivata nel pomeriggio del 30 settembre al cimitero Flaminio, la donna ha raccontato la sua storia con alcuni fogli tra le mani. Uno era il certificato che attestava il suo nome con delle coordinate: "Riquadro 108, fila 19, fossa 36". L'altro una sorta di mappa riportante la collocazione del campo, in mezzo a 140 ettari di cimitero. Francesca sarebbe venuta a conoscenza dell'accaduto grazie alla denuncia di un'altra madre, Marta Loi, la quale aveva postato su Facebook la foto di una di queste sepolture col suo nome. Le due donne avevano firmato un modulo con il quale delegavano l'ospedale allo "smaltimento" del feto, sulla base delle normative vigenti. Ma non avrebbero potuto immaginare che questo avrebbe significato seppellire i corpicini come se fossero dei bimbi nati e poi deceduti.

Le dichiarazioni di Livia Turco

"È inammissibile che il nome delle madri appaia - ha asserito l'ex ministra della Salute, Livia Turco - ed è paradossale che - ha aggiunto - questo sia l'unico caso in cui viene riconosciuto il cognome della madre". La ex ministra da tempo impegnata nella difesa della legge 194, sostiene che la vicenda del cimitero romano violi la privacy delle donne che hanno perso un figlio.

Come lei la pensa anche Elisa Ercoli, presidente dell'associazione Differenza Donna, la quale ha reso noto che "ci sarà una class-action" atta ad agire in difesa della violazione dei diritti femminili.

L'indagine in corso

Intanto, il Garante della Privacy ha deciso di aprire un'istruttoria. Dìversi parlamentari hanno presentato una interrogazione parlamentare ed anche alcuni consiglieri regionali del Lazio hanno presentato un'interrogazione al presidente della Regione, Nicola Zingaretti.

La vicenda è ancora da chiarire: le norme che regolano la sepoltura dei feti fanno riferimento al regolamento nazionale del 1990. Quest'ultimo prevede che quando una gravidanza si interrompe dopo i cinque mesi di gestazione, debbano essere i genitori o l'Asl ad autorizzarne la sepoltura. Ma nel caso di Francesca Tolino, di Marta Loi e di tante altre mamme, questo non sarebbe accaduto.

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