Gli ospedali italiani sono sempre più sovraccaricati per via del costante incremento di pazienti affetti da Covid-19 tanto da rendere necessario recuperare nuovi posti letto ovunque sia possibile. Un esempio concreto viene da Torino, dove l'Ospedale San Luigi di Orbassano ha attrezzato la Chiesa interna collocandovi tutta una serie di brandine destinate ad accogliere pazienti affetti dal Covid-19. Anche l'Ospedale San Paolo di Milano risulta adesso in sofferenza.

Covid-19: letti esauriti e l'Ospedale torinese attrezza la Chiesa

L'ospedale di Torino San luigi di Orbassano è stato dunque costretto ad ingegnarsi per rafforzare la capienza dei propri reparti Covid.

La direzione del nosocomio ha così prima attrezzato la sala convegni e poi eseguito un intervento d'urgenza sulla Chiesa interna dell'Ospedale, adesso ricolma di brandine pronte ad accogliere gli ormai numerosi pazienti affetti da Covid-19.

L'Ospedale San Luigi è da tempo in prima linea nella lotta al nuovo Coronavirus: nei mesi scorsi la struttura ha riconvertito 4 reparti mettendo a disposizione circa 135 posti letto per pazienti a bassa intensità di cura. L'incremento dei ricoveri dovuto all'odierna impennata della curva di contagi ha però costretto i vertici della struttura a rivedere i piani e ad attrezzare come già accennato nuove sale.

L'ospedale San Paolo di Milano è in grave sofferenza e ormai saturo

L'emergenza Covid sta mettendo sotto pressione molti ospedali italiani, non solo a Torino.

Ne è un altro esempio l'ospedale San Paolo di Milano. I reparti dedicati alla cura dei pazienti affetti da Covid - 6 in tutto con circa 180 ospiti - sono ormai saturi tanto che circa 60 pazienti sono al momento 'ospitati' nel pronto soccorso.

Secondo quanto riferito da fonti ospedaliere all'AGI, i pazienti ricoverati in questi giorni sono in media più giovani rispetto alla prima ondata di marzo e hanno spesso bisogno di supporto di ossigeno, anche se a bassa intensità, non possono quindi essere dimessi.

I pazienti intubati vengono invece in genere trasferiti in ospedali diversi, ma sempre lombardi: "I sintomi che si manifestano sono sempre gli stessi, e vanno dalla perdita dell’olfatto e del gusto alla febbre, dalla tosse alla fatica respiratoria. Mentre l’età media delle persone che arrivano in pronto soccorso è molto più bassa rispetto ai mesi precedenti e il numero dei pazienti è decisamente più alto, forse anche perché prima molti tendevano a stare a casa fino all’ultimo".

Ad un incremento del numero di pazienti non fa però seguito un adeguato incremento dei mezzi a disposizione, anzi, letti e brande iniziano a scarseggiare: “Per tutta la settimana in pronto soccorso le barelle erano terminate. Il che significava che le ambulanze o i pazienti venuti autonomamente aspettavano per ore che si liberasse una barella”. L'auspicio è che presto il nuovo DPCM che ha suddiviso l'Italia in zone gialla, arancione e rossa in base al rischio contagio possa sortire gli effetti sperati facendo diminuire contagi e pazienti bisognosi di cure.

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