Si allarga l'inchiesta finanziaria che vede protagonista Alberto Maria Genovese. Nelle scorse settimane, infatti, l'imprenditore digitale 43enne è stato iscritto nel registro degli indagati per intestazione fittizia di beni e ora sotto la lente della Procura di Milano sarebbero finiti una trentina di conti correnti all'estero e alcune società a lui riconducibili. Genovese, ricordiamo, è in carcere dal 6 novembre per aver abusato, nel suo attico di Milano denominato "Terrazza Sentimento", di un'aspirante modella appena 18enne.

L'inchiesta finanziaria

Dalla metà di gennaio Alberto Genovese risulta indagato, oltre che per stupro, lesioni, sequestro di persona e cessione di droga, anche per un presunto reato finanziario. Il procuratore aggiunto Letizia Mannella, in concerto con i pm titolari dell'indagine, Rosaria Stagnaro e Paolo Filippini, dopo aver ascoltato oltre 150 persone, ha infatti deciso di procedere con un'iscrizione a scopo esplorativo volta ad accertare la reale situazione economico-finanziaria del 43enne.

Il sospetto è che l'imprenditore digitale sia, in realtà, in possesso di un ben più vasto patrimonio rispetto a quanto dichiarato e abbia deciso di non comparire, in alcune società, in qualità di titolare mettendo al suo posto dei suoi collaboratori di fiducia.

Per ricostruire i flussi finanziari di Genovese, dunque, il pm Paolo Filippini ha delegato il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano ad acquisire i documenti presso istituti bancari e società.

I conti correnti e le società

Da quanto emerso finora, sarebbero almeno una trentina i conti correnti riconducibili al "Re Mida delle start-up".

All'attenzione delle Fiamme Gialle ci sarebbero alcune Segnalazioni di operazioni sospette (SOS) effettuate dalla Banca d'Italia che evidenzierebbero delle particolari movimentazioni di denaro da parte di Genovese. Stando a quanto riportato da Repubblica, si tratterebbe di prelievi di denaro contante per decine di migliaia di euro (per volta) e trasferimenti per circa diciotto milioni verso società aventi sede a Cipro e alle isole Cayman.

Le società al vaglio degli inquirenti, invece, sarebbero quindici. In queste società - controllate, in molti casi, da entità off-shore che conducono in Svizzera, Lussemburgo e Regno Unito - l'imprenditore 43enne avrebbe conservato quote (sia di maggioranza che minoritarie) o ricoperto cariche all'interno della governance. Non si esclude che i magistrati, anche attraverso rogatorie, decidano di acquisire informazioni e documenti relativi anche ai conti correnti esteri. Le indagini in questa direzione dovranno verificare eventuali profili di evasione fiscale o riciclaggio.

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