Massimo Galli torna a parlare di varianti del Coronavirus ad una settimana esatta dalle sue dichiarazioni sul suo reparto "pieno di varianti" che tante polemiche ha sollevato. La scena si svolge sempre nello studio Mediaset di Mattino 5, durante la puntata del 23 febbraio.

Il primario del reparto di malattie Infettive dell'Ospedale Sacco di Milano è collegato in diretta video. Chiamato a fornire la sua opinione sulla diffusione nel nostro Paese delle varianti, soprattutto di quella inglese, Galli si mostra sconsolato mentre riferisce che "sono bastati due o tre giorni per dire che avevo maledettamente ragione".

Massimo Galli e la polemica sulle varianti

Parlando a Mattino 5 della diffusione delle varianti del coronavirus in Italia, Massimo Galli decide di togliersi qualche sassolino dalla scarpa parlando di frasi pronunciate da "qualcuno non particolarmente lungimirante". Il professore non fa nomi, ma il riferimento a chi lo aveva criticato nei giorni scorsi è lampante. Una volta chiarito questo punto, Galli si mostra dispiaciuto perché "non sono stati necessari neanche 15 giorni, ne sono bastati due o tre per dire chiaramente che avevo maledettamente ragione". Il suo riferimento è al fatto si essere stato sommerso dalle critiche per aver affermato, solo pochi giorni fa, che il reparto da lui diretto fosse "invaso dalle varianti".

Galli preoccupato dalle varianti inglese e scozzese

Ovviamente lui si dichiara per nulla felice di avere avuto ragione. Per quanto riguarda l'attuale situazione all'interno del Sacco, Galli decide di non rivelare nessuna cifra precisa, ma di riferire soltanto che, solo nella Regione Lombardia, il fatto che in alcune zone si sia verificato un "incremento forte di infezione è in larga misura da attribuirsi alla presenza di varianti" del virus che posseggono una "maggiore capacità di contagiosità".

Sotto osservazione c'è naturalmente quella che l'infettivologo definisce "famosa e famigerata variate inglese", ma anche quella "scozzese". Il conduttore a quel punto gli domanda quante potrebbero essere le varianti in circolazione.

'Variante inglese è un pericolo'

Galli allora spiega che ci troviamo di fronte a un "grosso virus", mentre quelli dell'Aids e dell'epatite-c "sono più piccoli e cambiano molto di più".

Il coronavirus, invece, "un minimo di correzione di bozze ce l'ha e cambia di meno", prosegue nella sua spiegazione, scendendo in particolari molto tecnici. Ma le differenze che si formano se "incocciano qualche cosa che favorisce il virus, fanno sì che questo abbia la possibilità di imporsi con la nuova variante".

E quella inglese, conclude Galli, "probabilmente ha un 40% in più di capacità di diffusione ed è qualcosa che costituisce un pericolo perché si diffonde meglio".

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