Isabella Internò, ex fidanzata di Denis Bergamini, dovrà comparire davanti al gup. Unica indiziata per la morte del calciatore, è ora imputata di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e da motivi abietti e futili, in concorso con altre persone. Avrebbe ucciso Bergamini, forse con la complicità di familiari, non accettando d'essere stata lasciata.

La svolta, attesa dalla famiglia del centrocampista del Cosenza da oltre tre decenni, arriva dopo che la Procura di Castrovillari ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio della donna. Bergamini morì il 18 novembre del 1989 a 27 anni.

Alla morte catalogata come suicidio i familiari non hanno mai creduto.

Caso Bergamini, per la Procura è stato ucciso

La famiglia Bergamini ha sempre sostenuto che Denis fosse stato ammazzato, e da quasi 32 anni attende che sia fatta giustizia. Stavolta, dopo decenni di indagini, tra depistaggi, insabbiamenti e archiviazioni, anche gli inquirenti sono convinti che Donato Bergamini, detto Denis, sia stato ucciso. A marzo, Internò ha ricevuto un avviso di conclusione delle indagini. L'udienza preliminare che la vede imputata, è fissata per il 2 settembre al Palazzo di Giustizia di Castrovillari. Ci sono volute tre indagini e la battaglia dei familiari, specie della sorella gemella di Bergamini, Donata, perché il caso venisse riaperto.

La Procura ritiene che Isabella Internò, in concorso con altre persone, finora rimaste ignote, avrebbe narcotizzato Bergamini per poi asfissiarlo meccanicamente con uno strumento 'soft'. Già morto o in fin di vita, il calciatore sarebbe stato adagiato sulla statale 106, all'altezza di Roseto Capo Spulico, per simulare come causa della morte, l'investimento da parte di un mezzo in transito.

E, in effetti, il corpo del calciatore fu investito da un camion condotto da Raffaele Pisano. L'uomo, in passato, è stato giudicato, per poi essere assolto dall'accusa di omicidio colposo. Nel corso della prima indagine, infatti, la morte di Bergamini era stata considerata un suicidio.

La nuova indagine, riaperta nel 2017 dall'ex procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla, è proseguita ed è stata chiusa dal pm Luca Primicerio, dopo le sollecitazioni della sorella Donata Bergamini e della madre Maria Zerbini, assistite dall'avvocato Fabio Anselmo.

Il corpo del calciatore è stato riesumato: una nuova autopsia ha rivelato che Denis è morto, soffocato forse con un sacchetto sulla testa. In questa nuova inchiesta, la posizioni dell'autista del Tir è stata archiviata, così come quella dell'attuale marito della donna, un poliziotto inizialmente indagato per favoreggiamento in relazione alle dichiarazioni fornite dalla moglie quando fu sentita come teste. La gelosia e la possessività nei confronti di Denis Bergamini sarebbero state il movente di Isabella Internò che avrebbe voluto essere l'unica e l'ultima donna nella vita dello sportivo.

La versione immutabile dell'ex fidanzata

La donna, che oggi ha 51 anni, ha sempre negato ogni responsabilità.

La versione che ha sempre dato, è stata quella del gesto volontario, ma per l'accusa sarebbe l'ideatrice dell'omicidio, organizzato con lucidità e commesso a sangue freddo. Denis Bergamini, originario della provincia di Ferrara, era andato a giocare nel Cosenza in serie B. In Calabria si era subito ambientato al punto da rinunciare a un contratto in serie A. Conobbe Isabella perché gliela presentò Gigi Simoni, suo allenatore di squadra. Alla notizia della gravidanza della ragazza, Bergamini le comunicò che non voleva sposarla, ma si rese disponibile a riconoscere il figlio. Lei, però, decise di interrompere la gravidanza.

Il rapporto già turbolento, si incrinò del tutto. Isabella sempre più gelosa e ossessiva, aveva condotte persecutorie accertate dall'indagine.

Era con lui anche la notte della morte: lo avrebbe attirato a quell'ultimo appuntamento con un tranello. Viaggiavano su una Maserati bianca che il calciatore aveva acquistato poco prima di morire.

Lei, unica testimone, ha sempre raccontato che Denis, dopo aver abbandonato il ritiro con l'intenzione di scappare dall'Italia, avesse fermato l'auto in una piazzola di sosta della statale 106 e le avrebbe annunciato le sue intenzioni autolesionistiche. Poi sarebbe corso fuori per gettarsi sotto un camion in corsa. Per l'accusa, si sarebbe avvalsa della complicità di familiari pronti a punire un ragazzo colpevole di averla disonorata e abbandonata, ma "dalle risultanze sono emersi elementi indiziari non sufficienti ad avere valenza probatoria", si legge nelle carte della Procura.

La famiglia di Bergamini chiede che dopo una vita trascorsa a lottare sia resa giustizia a Denis ed emerga una verità troppo a lungo negata.